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Siena, De Mossi rimpasta la giunta e sulla Fondazione Mps ora vuole dare le carte

Aldo Tani
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A Siena la tabella di marcia è stata cambiata in corsa. Il rimpasto di giunta si sarebbe dovuto materializzare dopo l’approvazione del bilancio comunale, atteso a fine mese, ma Luigi De Mossi ha deciso di anticipare i tempi. Una mossa che sembrerebbe dettata più dagli eventi che dalla reale necessità di dare un ruolo immediato a Stefania Fattorini e Pasquale Colella. Che poi tanto immediato non sarà, perché entrambi prederanno servizio dopo il consuntivo. A uscire sarà Alberto Tirelli, ormai ex assessore al turismo. Figura qualificata, ma allo stesso tempo sacrificabile, vista la sua anima civica e la provenienza esterna a Siena. Al suo posto andrà Fattorini, profilo legato alla Camera di Commercio, mentre Colella, ex priore della Pantera e dipendente universitario, ricoprirà la delega alla Cultura, lasciata vacante da Sara Pugliese. Se per stessa ammissione del sindaco, quella di Tirelli “non è una bocciatura”, perché “resta una persona che voglio valorizzare in altro modo”, è difficile spiegare l’avvicendamento con l’obiettivo di dare uno slancio amministrativo. Sembra più rispondere a logiche politiche/elettorali, anche se il sindaco ha sottolineato che di un’eventuale corsa-bis ne parlerà “a settembre”. Il rimpasto è stato comunicato alle tre forze di maggioranza nella stessa mattinata. Un incontro di una quarantina di minuti, nel quale De Mossi ha annunciato la decisione. All’uscita nessuno dei rappresentanti politici ha voluto rilasciare dichiarazioni. Tra le comunicazioni del sindaco, anche il passaggio della delega sulla giustizia paliesca all’assessore Luciano Fazzi, il ritorno di Daniele Tacconi nello staff di De Mossi e l’avvio del processo di selezioni per il nuovo segretario comunale.

Poi c’è il capitolo Fondazione Mps. Il primo cittadino ha affrontato la questione ben prima che i giornalisti gli facessero domande a proposito. Anzi, sarebbe quasi da dire che il focus della conferenza era legato più che altro alle vicende di Palazzo Sansedoni. De Mossi non ha nascosto l’irritazione per lo scatto in avanti degli altri enti nominanti su un possibile nuovo mandato da presidente per Carlo Rossi. “Io le sportellate non le faccio, ma neanche le voglio prendere”, ha affermato il sindaco. E’ palese che il contropiede subito dall’amministrazione comunale avrà ripercussioni. Fino a qualche giorno fa la strada sembrava in discesa, ma adesso De Mossi ha rimesso sul tavolo non solo le scelte sui ruoli apicali, ma anche tutta la programmazione della Fondazione. Il problema, al di là delle dichiarazioni, non è la nomina in sé di Rossi, quanto le modalità. “No a passi in avanti, né in un senso, né nell’altro, ora il tema deve essere come orientare il futuro della città insieme Comune e Fondazione Mps”, ha precisato il sindaco.

De Mossi sa bene che senza i voti dei quattro nominati dell’amministrazione in Deputazione generale, il presidente non può essere fatto. Servono 11 preferenze su 14 per essere eletti, quindi il suo via libera è determinante. Peraltro, l’operazione Rossi-bis ha creato malumore anche tra i partiti. Ciò rappresenta una pezza d’appoggio non da poco per l’azione di De Mossi. Il primo cittadino ha perciò messo sul tavolo tanti argomenti che a suo dire, devono vedere Palazzo Pubblico protagonista nelle scelte. “Dobbiamo fare un ragionamento serio su quello che succederà nel prossimo mandato – ha dichiarato De Mossi – ci deve essere una chiara individuazione di quel che si può fare per Tls, per il Biotecnopolo, per la ricapitalizzazione della stessa Fondazione. Dobbiamo ragionare sugli investimenti sulla cultura, in termini di efficientare le ipotesi sul turismo, per fare in modo che questa città possa avere una fruibilità più veloce, essendo insulare come accessi e infrastrutture. Il tema non è quindi la singola persona”. C’è infine un ulteriore elemento da prendere in considerazione. La Fondazione è certamente l’ente più importante che sarà chiamato al rinnovo, ma non è il solo. Ci sono Intesa e AdF. Altre caselle da sistemare, anche se non in tutte Siena ha un peso rilevante. Sarebbe già sufficiente muovere qualche pedina. Il 2023 si costruisce adesso, dopo è tardi.