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Siena, stupro di gruppo, il legale di Portanova: "Ora confronto leale in aula"

Claudio Coli
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“Voglio essere sincero, non mi aspettavo fanciullescamente qualcosa di diverso dall'attuale passaggio, visto anche il pregresso dato dalle misure cautelari: ora ci sarà un confronto leale in aula”. Così Gabriele Bordoni, legale del calciatore Manolo Portanova, commenta la richiesta di rinvio a giudizio avanzata dal pm Nicola Marini per il suo cliente e gli altri due maggiorenni – lo zio Alessio Langella e l'amico Alessandro Cappiello - coinvolti nella vicenda del presunto abuso di gruppo a Siena del maggio 2021, a danno di una studentessa universitaria di 21 anni. L'accusa è di violenza sessuale di gruppo, col giudice che ha fissato l'inizio dell'udienza preliminare per il 7 giugno, data passibile di rinvio per la probabile assenza proprio di Bordoni, già impegnato in un altro procedimento ad Ancona (ma in ogni caso gli indagati, ora imputati, compariranno entro il mese davanti al gup Ilaria Cornetti).

 

 

“Il pubblico ministero – ancora l'avvocato difensore dell'atleta professionista – ha svolto il suo lavoro in modo equilibrato. Ora vogliamo inquadrare la vicenda per quello che è tenendo conto che non si tratta né di una violenza bruta né pensiamo ovviamente che la ragazza possa essersi inventata alcunché. C'è stata superficialità tra i ragazzi. Vogliamo rimettere le cose a posto e chiudere la storia”. Il calciatore del Genoa, che proprio lo scorso 18 marzo, giorno in cui il pubblico ministero ha trasmesso la richiesta di rinvio a giudizio al giudice, ha siglato il primo gol in Serie A al Torino regalando il primo successo a mister Blessin, dovrà ribaltare le pesanti tesi accusatorie portate avanti dalla Procura di Siena. Che ha preso tutto il tempo necessario per valutare gli elementi in possesso ma è andata dritto sulla tesi della violenza di gruppo, tanto che si è ipotizzato un “agguato premeditato” ordito dai giovani per attuare la violenza, messa in atto come un “passatempo per la serata”, secondo il gip. Il fatto si sarebbe consumato in una casa del centro storico di Siena, durante una festa: la ragazza e il calciatore si sarebbero prima appartati in camera fino all'arrivo degli altri tre, e da lì il gruppo avrebbe dato il via all'abuso, tra video e foto.

 

 

Secondo il giudice Jacopo Rocchi che dispose gli arresti domiciliari a giugno, gli elementi erano già dirimenti: la persona offesa sentita due volte, l'ascolto di soggetti informati sui fatti, riscontri documentali, foto, cartelle cliniche, messaggi vocali e chat, materiale che per il gip conferiva "un elevatissimo grado di precisione e che conferma l'impostazione accusatoria". Tutte ricostruzioni che ovviamente cozzano con le argomentazioni difensive dei coinvolti i quali giurano che il rapporto sia stato consensuale, per questo in sede di udienza preliminare ci sarà probabilmente una battaglia tra le parti a suon di perizie tecniche (già i difensori avevano esperito vari accertamenti difensivi, tra cui uno audiometrico nella casa). In ogni caso, la direzione, almeno per Portanova, potrebbe essere quella di chiedere un rito alternativo per evitare un'istruttoria dibattimentale il cui eco e durata potrebbe certo arrecare danno alla carriera in rampa di lancio del giovane calciatore, o un rito condizionato all'immissione nel procedimento di prove utili alla strategia difensiva. Poco prima della richiesta di rinvio a giudizio infatti, l'avvocato Bordoni aveva fatto istanza al pm per altre indagini. Infine, resta da valutare, da parte del tribunale dei minorenni, la posizione del quarto figuro, il 17enne, che secondo l'accusa partecipò alla violenza di gruppo, anche se in modo più defilato. Era stata fatta richiesta di un confronto con la parte offesa, ma è stata negata.