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Caso Rossi, Borghi: "David andava considerato alla pari di un collaboratore di giustizia"

Aldo Tani
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Claudio Borghi deve ancora rimettere insieme tutti i pezzi. L'audizione-bis del procuratore Nicola Marini, davanti alla commissione che indaga sulla morte di David Rossi, è stata ricca di spunti. Non sono mancati neppure momenti dove i decibel del confronto si sono alzati. Uno ha visto protagonista proprio il deputato della Lega, quando ha chiesto conto al magistrato delle piste vagliate durante le indagini per il decesso del manager. “Ci sono delle situazioni dove appare chiaro che non si tratta di normale amministrazione – ha evidenziato Borghi -, perciò serve cautela”. Soprattutto se a volare dalla finestra della sede della banca è stato il responsabile della comunicazione. "David, in quel momento, sulla base delle prime risultanze investigative, era qualcosa di molto simile a un collaboratore di giustizia – ha sottolineato il deputato -. Qualche giorno prima aveva detto che voleva andare a parlare con i magistrati. Quindi, viene trovato ‘suicidato'. Per tutto questo, per me è allucinante uno che mi spiega che ha agito con ‘ordinaria amministrazione'. E non da meno è il ragionamento, ‘ho trovato i bigliettini, quindi basta”. 

 

Marini, nella ricostruzione offerta ai commissari, ha ventilato che qualcosa possa essere sfuggito, ma che a posteriori, è facile giudicare. “Mi sembra che ‘il senno del poi' serva a giustificare un'ipotesi, quella suicidaria, che al momento delle indagini non poteva essere considerata l'unica possibile”, ha precisato Borghi, che quindi ha aggiunto: “Non è che noi siamo certi di un esito rispetto a un altro. Però, ho abbastanza certezza che le indagini, stranamente, non si rivolsero verso tutte le direzioni. Dopo, c'è il rischio che sia tardi”.  Marini nell'audizione si è appellato spesso anche alla perizia del medico legale per motivare certe azioni. “Io sono stato dirigente di banca, anche in situazioni delicate. Ho sempre supervisionato tutto. Appoggiare la colpa a qualcun altro è comoda. Quando la perizia dice che muore sul colpo, e io ho davanti un video dove Rossi agonizza per 22 minuti, forse qualche dubbio mi sarebbe venuto”, ha detto Borghi, che su tutta la vicenda si è fatto una determinata idea: “Di sicuro l'ipotesi suicidio era quella più facile. Si trattava di una persona assimilabile come rischiosità a un collaborazione di giustizia, osservato il contesto in cui si muoveva e ciò che stava accadendo a Siena in quel periodo. Io trovo stupefacente che si sia accolta un'ipotesi comoda”. 

 

La commissione, visto il tempo a disposizione, ha scelto di procedere passo dopo passo. Il 28 aprile sarà sentito Ettore Gotti Tedeschi, referente in Italia di Santander al tempo dell'acquisizione di Antonveneta. “Noi non ci precludiamo alcun scenario – ha chiarito Borghi -. Gotti Tedeschi fu uno dei protagonisti di allora. Semmai, c'è da chiedersi come mai non gli sia stata fatta una telefonata in passato. Mi sembra curioso, visto che nella scrivania dell'ufficio di Rossi c'era un post-it con scritto quel nome”.