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Siena, in tre anni persi 4mila posti di lavoro nel commercio

Martina Ciliani
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A Siena basta fare un giro in centro e buttare l'occhio tra i negozi per capire come la crisi sia tangibile, più reale che mai. Il silenzio economico tormenta i commercianti e gli esercenti già compromessi ben prima della pandemia e della guerra con l'avanzata dell'e-commerce che ha minato considerevolmente il commercio tradizionale e caratteristico delle realtà locali. A dimostrarlo è un report stilato dalla Camera di Commercio senese: “Per quanto riguarda la provincia di Siena dal 2019 al 2021 sono 302 le imprese, tra commercio all'ingrosso, al dettaglio e le attività dei servizi di alloggio e di ristorazione che hanno chiuso i battenti – dice il presidente Massimo Guasconi – e oltre 4 mila gli addetti che hanno perso il lavoro, di questi 1652 fanno riferimento agli operatori del terzo settore”. Da uno sguardo ravvicinato “nel comune di Siena sono 43 le attività di commercio all'ingrosso e al dettaglio che hanno chiuso dal 2019 al 2021 e 270 gli impiegati dismessi. Per il terzo settore invece i dipendenti licenziati sono stati 336”. La situazione non desta a migliorare, l'unica speranza ora è che possa una volta per tutte ripartire la stagione.

“La situazione è drammatica - conferma il presidente di Confesercenti SienaLeonardo Nannizzi – il consumo si è ridotto al minimo indispensabile, le attività commerciali al dettaglio e quelle di vendita di beni di prima necessità sono in grave sofferenza, gli incassi per esempio sono calati del 30/50% in meno rispetto allo scorso anno quando, nello stesso periodo, si era registrata una leggera ripresa. La situazione è peggiorata”. Lo stato attuale è anche il risultato di quanto accumulato prima che la crisi prendesse il nome di caro bollette: “Chi adesso è riuscito a rimanere aperto in mezzo a mille sacrifici pensava di vedere finalmente un barlume di luce con il mese di marzo e la fine dello stato di emergenza, poi è arrivata la guerra”. Un colpo inatteso che ha fatto traballare le già precarie condizioni: “Il potere di acquisto di ogni cittadino si è abbassato con il rincaro dei carburanti, dell'energia, del gas, poi lo smart working e il commercio online che continua a guadagnare importanti fette di mercato, ecco la tempesta perfetta”.

Il turismo incerto è poi la ciliegia sulla torta di una crisi senza precedenti: “La persone non escono, fanno tutto da casa e la città ne risente: è semideserta – dice Nannizzi – non c'è né il turismo internazionale né quello nazionale o della provincia che è stato fondamentale lo scorso anno per rimettere in moto tutto”. L'emorragia non sembra arrestarsi, continua lo spargimento di sangue nonostante “le attività debbano rispettare le scadenze e i pagamenti delle tasse e i rifornimenti della merce. Tutto questo andrebbe rimodulato o quanto meno contestualizzato al momento attuale”. Anche perché arrivare a fine mese è diventata ormai un'impresa: “Le attività hanno sempre meno margine di guadagno per restare aperte. I negozi a fine mese incassano meno di quante siano le spese e, a rimetterci di tasca proprie sono proprio i titolari mentre l'inflazione galoppa al 5%, cosa faremo quando a fine anno arriverà all'8%?”. L'effetto domino non risparmia nessuno tanto che la scorsa settimana un gruppo di 20 commercianti del centro storico ha avuto un colloquio con Confesercenti Siena: “Sono disperati – dice Nannizzi – alla canna del gas. Hanno lanciato un grido di dolore ora che la guerra sta scatenando aumenti sul carburante e sulla merce, proprio quando l'allentamento delle misure anti Covid avrebbe favorito la primavera del commercio senese. Invece ci ritroviamo in un momento in cui tutti hanno meno da spendere mentre tutto costa di più. Il numero di attività che non ce la fa crescere considerevolmente”. “Se muore il terzo settore – allarma Confesercenti - 500 mila negozi chiuderanno e oltre un milione abbondante di persone perderanno il lavoro”. E' tempo dunque di interventi mirati: “Che la politica si attivi. Mentre le associazioni di categoria chiedono immediatezza nell'agire, il governo si barrica dietro i lunghi tempi della burocrazia. I commercianti senesi chiedono alle varie amministrazioni della provincia di creare eventi ed opportunità che siano vetrina di tutto rispetto per la città, cercando di muovere in qualche modo il turismo”.