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Siena, Piccini: "Con De Mossi sempre le stesse facce. Noi siamo la novità. Non mi candido a meno che non sia necessario"

Aldo Tani
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Dalla prima elezione a sindaco di Siena nel 1990, Pierluigi Piccini ha sempre avuto un ruolo nella vita politica della città. L’ultima avventura si chiama Terzo polo civico. Il nuovo grimaldello per scardinare il sistema partitico e provare la nuova scalata alla guida della città nel 2023.

Consigliere, che lettura si può dare a questo inizio anticipato della campagna elettorale?

“Non ci vedo letture particolari. Anche noi con il Terzo polo civico abbiamo contribuito. Va detto che l’amministrazione comunale ha iniziato molto prima. Alcune delibere lo dicono chiaramente”.

Dei recenti movimenti nella maggioranza che idea si è fatto?

"I partiti che hanno accompagnato il sindaco De Mossi, non hanno più il peso specifico di prima. Da qui l’idea di creare alcune liste-civetta. Credo che ci sia la volontà di fare una lista degli assessori, una trasversale a trazione socialista capeggiata da Leonardo Tafani, e un’altra che fa riferimento a David Chiti e Marco Paglialunga.. Quindi sempre gli stessi nomi, nulla di nuovo”.

Dietro ci potrebbe essere anche l’imminente tornata di nomine?

“Può darsi che alcuni partiti guardino le nomine in Fondazione Mps, anche se credo che rimarrà Carlo Rossi. I partiti hanno già giocato le loro carte quando è stata scelta la Deputazione generale. Trovo molto più interessante la corsa per il nuovo rettore dell’università”.

In che senso?

“C’è un blocco legato all’ex rettore Angelo Riccaboni, ovvero Francesco Dotta e Roberto Di Pietra. L’obiettivo è ripetere lo stesso gioco delle ultime elezioni: uno dei due che sostiene l’altro. Poi credo che si candiderà la pro-rettrice Sonia Carmignani, una novità assoluta. Molto gira attorno all’utilizzo dei fondi del Pnrr”.

Per Riccaboni può essere una moneta di scambio in vista delle amministrative?

“Questo non lo so. Ora è concentrato sull’ateneo. Un luogo strano, nel senso che non c’è mai una vera autonomia dei candidati rettori che si presentano. Forse Carmignani esula da questa logica. Il risultato peserà molto sugli scenari futuri della città”.

In che modo?

“Se vince il blocco Riccaboni, saremo all’interno di una logica conservatrice. L’amministrazione comunale è abbastanza assente da questa discussione, così come lo è dall’uso accademico dei fondi Pnrr. Cosa inusuale rispetto ad altre realtà. A Siena, invece, è demandato tutto alla sfera universitaria”.

Facendo un passo indietro, la freddezza del sindaco verso l’investitura dei partiti ha una ragione?

“Ha sempre mantenuto questa ambiguità, passando dal fronte civico a quello dei partiti a seconda della convenienza. Avere l’investitura diretta da una partito gli crea un problema rispetto alle liste civiche che vuole creare. Però, se non fosse stato per Matteo Salvini, nel 2018 non avrebbe vinto”.

E’ convinto che il sindaco si ripresenterà?

“Non ho alcun dubbio. E a noi va benissimo così”.

Come mai?

“Perché non è più una novità. Le ultime due novità senesi, Bruno Valentini e De Mossi, hanno entrambi fallito. Non può essere più un elemento di rottura rispetto al passato. Il sindaco rappresenta la piena continuità”.

Neppure lei è una novità. Rimarrà dietro le quinte questa volta?

“Ho già detto che non mi candido, a meno che non ci sia una necessità assoluta. Accompagno il Terzo polo alle elezioni poi starò a vedere”.

Ha un candidato in mente?

“Noi stiamo lavorando sui criteri. Puntiamo molto sulla squadra. Non vorremmo le giravolte di questa amministrazione. La squadra per certi aspetti è più importante del candidato. A volte sembra di essere al calciomercato. Restando in quell’ambito, Ronaldo ha dimostrato che non basta per vincere se non ha la squadra dietro”.

Guardando dall’altra parte, ci può essere un dialogo con il Pd?

“E’ un partito che esce dai congressi così come vi è entrato. Non c’è nessuna novità. Anzi, per alcune questioni interne è uscito anche peggio. Il Pd oggi non rappresenta una novità in termini di uomini e di contenuti. La nostra storia civica parla per noi. Io ho iniziato nel 2004. Vedremo se risolti i loro problemi interni cosa potranno esprimere come contenuti. Oggi è un partito aggrovigliato su sé stesso”.

Enrico Letta avrà un peso?

“Il Pd sicuramente lo utilizzerà, ma se si guarda a come è stato eletto, i voti vengono anche da altre parti, anche se il Pd riduce la cosa a quelle forze politiche”.

Rispetto alle situazioni che vi circondano, come mai voi vi credete una novità?

“Per la prima volta i civici veri si mettono insieme. Siamo sei gruppi. Il documento che abbiamo fatto, per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini nella gestione del Comune, non ha eguali in Italia. Poi, di quelli che stanno lavorando, solo in pochi saranno presenti nelle liste”.

La porta a Marzucchi è chiusa?

“E’ nella maggioranza, seppur isolato. Quando esce il nome di Tafani come potenziale responsabile di una lista civetta, è chiaro che Marzucchi non ha spazio. Per lui sarà più difficile fare giri di valzer come ha sempre fatto”.

Dell’operazione di ‘salvataggio’ del Santa Maria della Scala che ne è stato?

“Noi continuiamo a denunciare i ritardi. La Fondazione Sms non avendo fatte le convenzioni sui beni mobili e immobili, non ha autonomie. E’ un ente solo sulla carta, perché non ha i protocolli. Quindi, non va salvato il Santa Maria, ma vanno sbloccato alcuni passaggi. In più, il comitato scientifico avrebbe avuto bisogno di figure diverse”.

La prima proposta per Siena se governerete la città?

“C’è un problema enorme che si chiama lavoro”.