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Siena, presunto stupro di gruppo: settimana cruciale

Claudio Cioli
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A Siena si apre una settimana cruciale sul fronte del delicato caso del presunto stupro di gruppo a danno di una studentessa dell'Università, risalente al 31 maggio 2021, che vede protagonisti una 21enne e quattro ragazzi, tra i quali il calciatore professionista del Genoa Manolo Portanova e un minore, la cui posizione è seguita dal Tribunale dei Minorenni. In questi giorni il pm titolare dell'indagine, il sostituto procuratore Nicola Marini, dovrebbe prendere la decisione finale riguardo la fissazione del rinvio a giudizio per i giovani finiti sotto inchiesta, dopo che nei mesi scorsi aveva chiuso le indagini preliminari confermando le ipotesi di accusa iniziali legate alla violenza sessuale. Resta da capire se il pubblico ministero opterà per procedere con ulteriori e finali accertamenti, come da istanza, o sulla base degli elementi in suo possesso si dichiarerà soddisfatto di quanto raccolto e andrà quindi dritto verso il rinvio a giudizio. Ad attendere notizie sono anche i legali degli altri ragazzi che secondo l'accusa avrebbero partecipato all'abuso di gruppo, ovvero lo zio di Portanova, Alessio Langella – difeso dall'avvocato Alessandro Betti – e l'amico Alessandro Cappiello, rappresentato dall'avvocato Danilo Lombardi.

I fatti sarebbero avvenuti in un piccolo appartamento nel centro storico di Siena, dove si teneva una festicciola. Secondo quanto finora ricostruito, il calciatore militante in Serie A conosceva da tempo la ragazza che ha denunciato la violenza (a difenderla è l'avvocato Jacopo Meini) e dopo alcuni contatti telefonici con lei quella sera si sarebbe incontrato e appartato in una stanza dell'abitazione, finché non sarebbero sopraggiunti gli altri ragazzi. Al buio, secondo le contestazioni, i tre avrebbero poi commesso l'abuso, registrando il tutto con gli smartphone, secondo quanto riferito dalla giovane.

La difesa di Portanova ha sempre parlato di un grande equivoco, di un contesto di leggerezza tra ragazzi molto giovani, e di un fatto che la 21enne il giorno dopo ha riletto con disagio e imbarazzo. Di contro, il gip, nel disporre gli arresti domiciliari a seguito della denuncia, aveva parlato di una possibile premeditazione, di un “agguato”. Già ai primi di dicembre 2021, si era tenuto presso la Procura della Repubblica il richiesto interrogatorio di Portanova, che accompagnato dall'avvocato Bordoni, si era confrontato con il pubblico ministero respingendo le accuse e spiegando di non aver commesso alcun abuso, sottolineando invece la piena consensualità della giovane.