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Caso Rossi, Viola: "La mail mi è sfuggita"

Aldo Tani
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La memoria non è il pezzo forte di Fabrizio Viola. O almeno, non lo è stato ieri davanti alla commissione che indaga sulla morte di David Rossi. Certo, nove anni da quel 6 marzo 2013 sono tanti. Questa regola però vale per tutte le persone sfilate davanti all’organismo parlamentare. I “non ricordo” ci sono sempre stati. Nel caso dell’ex amministratore delegato di Banca Mps questo numero è stato significativo. Soprattutto nella parte che più lo riguardava da vicino. Quella dello scambio di mail con il responsabile della comunicazione dell’istituto di credito, datato 4 marzo. Quel messaggio con oggetto “Help”, dove Rossi accennava alla possibilità di suicidarsi. Viola ha sempre sostenuto di non averla vista, anche se la sua ex segretaria, Lorenza Pieraccini, ha affermato più volte il contrario. Il banchiere lo ha ribadito ancora. “Io quella mail non ricordo di averla letta quel giorno”, ha sottolineato, prima di entrare nel dettaglio: “Quel giorno ero collegato attraverso un Blackberry. La connettività andava e veniva. E poi ero in vacanza, quindi non guardavo sempre il telefono. Dopo di che ammetto anche che l’oggetto di quella mail era tale, che non si può dimenticare. Io quella mail l’ho stampata in testa. Le parole mi rimbombano in testa”.

 

 

Viola ha affermato di averla poi letta “un milione di volte”, senza però ricordarsi la prima occasione nel quale lo aveva fatto. Non troppo tempo dopo, perché quella mail è scomparsa dai server di Montepaschi. Pieraccini era andata a cercarla e non l’aveva più trovata. Era stata recuperata dal cellulare di Rossi, tra la posta inviata, ma solo mesi dopo. Al punto che nei primi atti dell’indagine non compare. La segretaria e Valentino Fanti, l’ex capo-segreteria di Giuseppe Mussari, gli unici due che avevano accesso alla posta di Viola, come ha affermato lui stesso, hanno sempre detto di non averla cancellata. I commissari hanno chiesto al dirigente se lo avesse fatto lui: “Non ricordo di averlo fatto. Se l’ho fatto, è stato inavvertitamente”. La commissione ha quindi chiesto al dirigente se credesse all’omicidio di Rossi: “Mi sento di dire di no. Mi sembra impossibile che qualcuno si sia introdotto in banca. David, inoltre, era una persona molto sensibile e credo che soffrisse molto la situazione che stava attraversando la banca”. A questo proposito, Viola ha ricordato che Rossi “aveva paura di essere arrestato e di perdere il lavoro”. Viola alla commissione ha anche ribadito la fiducia che il nuovo management (quindi anche l’ex presidente Alessandro Profumo) nutriva nei confronti del responsabile della comunicazione dell’istituto di credito.  “Per quanto riguarda il posto di lavoro - ha precisato il banchiere - credo di avergli dato più volte rassicurazioni sul fatto che questa era una cosa fuori dai nostri radar. Primo perché più volte gli ho ricordato l’apprezzamento mio e del presidente Profumo, secondo perché ho deciso di farlo diventare invitato stabile nel comitato di direzione, luogo delicato dove giravano informazioni molto riservate, e nel programma di coaching. Due segnali di grande fiducia nei suoi confronti”.

 

 

Il banchiere ha fatto menzione alle volte in cui Rossi gli diceva “mi porterai le arance”, riferendosi alla possibilità che venisse arrestato. “Mi è capitato a volte di ‘sbatacchiarlo’ in maniera benevola. Gli dicevo non ti voglio sminuire, ma dai le giuste dimensioni alle cose che succedono”, ha aggiunto Viola, che poi si è soffermato anche sui momenti vissuti da chi era in prima linea: “Rossi era sicuramente sotto stress. Ma lo stress che ho patito io negli ultimi due anni, mi sia consentito, non è nemmeno paragonabile”. Riguardo alle cause che potrebbero spinto Rossi a farla finita, ha poi aggiunto: “Il dubbio mi è venuto che ci fosse dell’altro, e non fosse la banca, ma non ho mai avuto elementi che supportassero altro, però sulla storia dei presunti festini vi assicuro che la prima volta che l’ho sentita era alla tv. Mi ha colpito perché neanche a Siena ne sapevano niente”. L’audizione, che solo negli ultimi venti minuti è stata secretata, si è conclusa dopo 4 ore. Al termine l’Ufficio di presidenza ha stilato il nuovo calendario. La prossima settimana saranno ascoltati il giornalista Domenico Mugnaini e il vice-ispettore di polizia Livio Marini, che era già stato sentito nei mesi scorsi. Il 24 tornerà il magistrato Nicola Marini.