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Siena, Aurigi: "Gli infermieri credono nella scienza. Solo dieci non vaccinati. Ma servono altre assunzioni"

Gennaro Groppa
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“Al momento sono solamente dieci nella provincia di Siena gli infermieri non vaccinati. I nostri iscritti all’Ordine in questo territorio sono quasi duemila, per la precisione 1.960. Chi non si è sottoposto alla somministrazione è quindi solamente una piccola parte di coloro che fanno parte della nostra categoria”. Il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Siena, Michele Aurigi, fa il punto della situazione relativamente ai professionisti non vaccinati che sono quindi attualmente sospesi dal servizio. “La nostra categoria - dice ancora Aurigi - ha sin dall’inizio risposto bene nella campagna vaccinale. Al massimo siamo arrivati a un numero di venti infermieri non vaccinati, ma dieci di loro si sono successivamente messi in regola e hanno avviato il percorso vaccinale. Il dato dei non vaccinati nella nostra categoria è dunque ridottissimo, non ci possiamo lamentare per come la popolazione infermieristica ha risposto a un suo dovere”. Prosegue Aurigi: “Noi svolgiamo una professione nella quale si deve necessariamente credere nella scienza. Dobbiamo quindi avere la consapevolezza che vaccinarsi non è soltanto utile ma che è addirittura fondamentale e indispensabile per tutelare sia noi che gli altri. Qualche problematica per la sospensione di questi infermieri c’è stata, ma è comunque legata al fatto che complessivamente ce ne sono comunque pochi. Il numero di quanti operano in questo momento nel territorio senese è infatti comunque risicato se pensiamo a tutta la mole di lavoro e ai servizi che si devono compiere”.

Di assunzioni, nei due anni di pandemia, ce ne sono state. Molte di queste anche a tempo indeterminato. In sanità sono entrati in pianta stabile anche tanti giovani professionisti. “Tuttavia” sottolinea il presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Siena, “queste assunzioni sono andate a colmare un gap che già esisteva. D’altronde in sanità abbiamo assistito a tagli costanti negli ultimi 10-15 anni. All’inizio della pandemia ci siamo trovati da questo punto di vista già in emergenza. E’ vero che ci sono state assunzioni, ma al tempo stesso negli ultimi due anni ci sono stati anche tanti pensionamenti. Non tutte le assunzioni sono inoltre state a tempo indeterminato, ci sono infatti alcuni contratti che sono legati al periodo del Covid. E consideriamo pure tutti i servizi aggiuntivi che vengono ora richiesti rispetto al passato, mi riferisco alle Usca, all’effettuazione dei tamponi, alle vaccinazioni. Queste sono tutte attività nelle quali chi svolge le professioni infermieristiche è quotidianamente impegnato. Il lavorio da compiere, come si capisce, è molto aumentato rispetto al pre-pandemia”.

“Gli attuali numeri dei professionisti al lavoro” conclude Michele Aurigi, “non sono ottimali. Manca certamente del personale, non so dire quante unità aggiuntive servirebbero anche perché la realtà in questo momento è molto dinamica. Dobbiamo infatti ancora capire di cosa ci sarà bisogno tra alcuni mesi, come evolveranno le cose e pure cosa accadrà con questa pandemia e quindi quali e quanti servizi verranno ancora richiesti. La cosa più importante sarebbe quella di essere certi di poter avere in qualunque caso una copertura, andando anche a scorrere dalle graduatorie esistenti per avere nuovi professionisti al lavoro, e al contempo essere sicuri delle disponibilità economiche per andare a fare le assunzioni”.