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Caso Rossi, Zanettin: "C'è altro filone da esplorare”

Aldo Tani
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Il nono anniversario ha un sapore differente. Non ci sono candeline o celebrazioni da fare. Una morte resta una morte. Soprattutto se, come da sempre affermano i famigliari di David Rossi, la sete di verità non è stata ancora appagata. Però, rispetto al passato, c’è una luce accesa sopra al 6 marzo 2013. Non ci sono procure o tribunali di mezzo a questo giro. Quelli, a torto o a ragione, hanno già dato. La torcia questa volta l’ha in mano la politica. Quella che, capeggiata da Walter Rizzetto, deputato di Fratelli d’Italia, l’anno scorso ha deciso di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta per chiarire cosa è accaduto al responsabile della comunicazione di Banca Mps. Quel giorno, l’11 marzo 2021, si è mosso il primo passo per vedere se la storia potesse essere riscritta. E di fatto, con audizioni e perizie, l’organismo presieduto da Pierantonio Zanettin è ripartito da capo.

 

 

Lo ha fatto senza pregiudizi, ma con la consapevolezza che nelle due archiviazioni decise dal Tribunale di Siena, ci fossero elementi da approfondire. Una convinzione che di settimana in settimana ha trovato riscontri concreti. Altrimenti Zanettin, profilo misurato e poco incline ad affermazioni altisonanti, non avrebbe dato un giudizio netto in occasione della prima visita a Siena da parte della commissione. Era il 9 settembre 2021 e il presidente, al termine del sopralluogo nella sede di Montepaschi, disse: “Ci sono state lacune gravi nella prima inchiesta”. Impressione sufficiente per fare un salto indietro di anni, con la decisione di affidare ai reparti speciali dei Carabinieri una maxi-perizia. Un’indagine a tutto campo che ha segnato un nuovo punto zero sul caso. Le risultanze sono attese a breve e potrebbero imprimere alla vicenda una svolta, in un senso o in un altro. “Se dalla maxi perizia emergeranno elementi per riaprire le indagini - garantisce il presidente della Commissione - invieremo tutto in procura”. E aggiunge: “Abbiamo esplorato il filone sulle prime indagini, sulle persone che hanno visto o lavorato con Rossi negli ultimi giorni di vita e c’è un altro filone che la Commissione - aggiorna Zanettin - ha intenzione di esplorare, ossia il possibile legame con la vicenda Mps: in questo contesto sentiremo Gotti Tedeschi (ex presidente dello Ior ed ex rappresentante in Italia del Santander ndr), anche se la data dell’audizione non è stata ancora fissata”.

 

 

In questi mesi, i commissari hanno proseguito il lavoro di ascolto. Sottotraccia per mesi, senza che l’opinione pubblica quasi se ne accorgesse. Poi l’improvviso ‘colpo di fulmine’, quando il 9 dicembre a Roma si presenta l’ex comandante provinciale dei Carabinieri di Siena, Pasquale Aglieco. Voleva mettere sotto scacco i suoi accusatori (giornalisti, trasmissioni televisive, ecc), ma ha finito per lasciare in mano ai commissari una bomba a orologeria. Le sue dichiarazioni totalmente pubbliche, fatto inusuale fino a quel momento, hanno restituito l’immagine di tre procuratori, in particolare Antonino Nastasi, che nel sopralluogo dell’ufficio del manager, la sera del 6 marzo 2013, ne combinano di tutti i colori. Obbligatorio verificare subito e il calendario delle audizioni subisce un’accelerazione improvvisa. Scendono in campo i ‘pesi massimi’. I procuratori e l’ex presidente Giuseppe Mussari. I primi dovranno addirittura ricomparire. Nel mezzo altri gialli, come la mail postuma (fatto chiarito), i 35 file legati alla parola ‘suicidio’ (anche questo sistemato) e una telefona che sarebbe stata cancellata dal telefono di Rossi (ancora da appurare). Più storie nuove, come l’ex dipendente Dragoni che esce da una porta in vicolo di Monte Pio pochi attimi prima della caduta del manager. Insomma, nove anni dopo la morte di Rossi, un’altra verità ancora non c’è. Il caso però è aperto. Un anno fa c’era solo il silenzio.