Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Morte David Rossi, gli agenti della Polizia postale: "Sul pc nessuna ricerca con la parola suicidio. Spunta la telefonata cancellata"

Aldo Tani
  • a
  • a
  • a

Il caso dei 35 file è da considerarsi chiuso. “Dalla copia forense non vedo traccia di ricerche”, ha sottolineato, davanti alla commissione parlamentare sul caso di David Rossi, l'assistente capo coordinatore della polizia postale di Genova, Augusto Vincenzo Ottaviano, che poi ha aggiunto: “Però questa attività, se viene fatta, viene registrata dal sistema. I software forensi mostrano con alta descrizione quel tipo di ricerche”. Tecnicismi che Walter Rizzetto, membro della commissione, ha voluto chiarire ulteriormente, perciò ha domandato: “Quindi Rossi non ha cercato la parola suicidio, è corretto?”. “Si, è esatto”, gli ha risposto Ottaviano, coadiuvato da Claudio Di Tursi, ispettore superiore tecnico. Più che al deputato di Fratelli d’Italia, è una risposta (indiretta) al pm Nicola Marini. Il magistrato, una settimana fa, ha aveva accennato al fatto che nel computer di Rossi fossero stati trovati 35 file inerenti la parola suicidio, facendoli passare in un primo momento come ricerche fatte dallo stesso manager. Alla richiesta dei chiarimenti da parte dei commissari, Marini aveva rimandato alla polizia postale di Genova. La stessa che aveva estrapolato quel materiale, indagando su alcuni supporti informatici appartenuti a Rossi nell’ambito dell’inchiesta per abuso d’ufficio in merito ai presunti festini. Per altro, in merito a questo aspetto, le tre persone sentite hanno confermato la versione di Marini, ovvero di non aver trovato alcun video a riguardo.

“E’ probabile abbia letto questa notizia (sembra relativa allo studio sui suicidi, ndr) anche perché c’era stato, forse nel 2012, il caso di un suicidio di un altro dirigente di Mps – ha spiegato Di Tursi - e avevamo visto, in questi giorni, che c’era stato uno scambio di email tra lui e Viola su come preparare un comunicato su questa notizia, quindi probabile che email e le altre informazioni siano relative anche alla predisposizione di questo comunicato da parte della struttura comunicazione di cui era capo Rossi”.

Gli agenti, la terza persona ascoltata è l’assistente capo coordinatore Stefano Frisinghelli, hanno delineato quel risultato. “Si tratta in buona parte di mail, visto che Rossi era iscritto a diverse newsletter per la rassegna stampa – ha affermato Ottaviano - In quei giorni era emerso uno studio sui suicidi dell’anno precedente ed è probabile che al suo indirizzo posta siano arrivati articoli che ne parlavano. Dall’analisi della copia forense però non risultano ricerche effettuate dal browser”.

Oltre al caso dei 35 file, la polizia postale aveva registrato e segnalato anche l’anomalia della mail postuma. Quella con oggetto “Help” e che recava come data di creazione il 7 marzo, ovvero il giorno dopo la morte di Rossi. Quel messaggio, indirizzato all’interno di una corrispondenza con l’allora amministratore delegato di Banca Mps, Fabrizio Viola, recava il 4 marzo come data di spedizione. Fatto per altro confermato da Lorenza Pieraccini, ex segretaria di Viola, e Valentino Fanti, ex caposegreteria di Giuseppe Mussari, che ai commissari avevano ribadito di averlo letto proprio quel giorno. “E’ stata scritta in due versioni: una, fatta qualche secondo prima della seconda, è stata cancellata e trovata tra gli elementi cancellati, e l’altra, in cartella inviati, con il testo: "Stasera mi suicido aiutatemi!!!!" ed è stata inviata subito dopo. L’anomalia di entrambe queste email risiede nel fatto che si ha come data di invio il 4 marzo 2013 e come data di creazione il 7 marzo 2013. C’è una spiegazione plausibile per questo”, ha affermato Di Tursi, che ha illustrato l’accaduto: “Dagli atti ricevuti a corredo delle copie dei dischi che venivano dalla procura di Siena c’è un documento che dice che la polizia postale di Siena, in data 7 marzo 2013, aveva chiesto alla struttura informatica di Mps di fare l’estrazione dal server exchange della casella di posta di Rossi, questo è stato fatto ed è stata creato un archivio. Dalla documentazione di Microsoft emerge che un’operazione del genere può incidere sulla data di creazione. Dunque ci troviamo la data del 7 marzo per questo motivo”.

Gli agenti hanno anche chiarito il loro perimetro di lavoro: “Noi non abbiamo avuto alcun rapporto con i colleghi di Siena rispetto alla prima indagine e inoltre non avremmo mai potuto accedere a un procedimento chiuso e al quale non eravamo autorizzati”. Nonostante siano stati messi diversi punti esclamativi, nel corso dell’audizione è emerso un altro giallo: messo in risalto dal vicepresidente Luca Migliorino. Ovvero, una chiamata arrivata sul telefono di Rossi alle 21.54, che però risulta solo nei tabulati. “Non è stata registrata alcuna numerazione e nemmeno il momento in cui la cancellazione dal registro è stata eseguita. E’ stata cancellata dal registro”, ha affermato Frinsighelli. “Vogliamo sapere chi e perché ha cancellato la telefonata. Abbiamo diritto alla verità”, hanno sottolineato l’avvocato Carmelo Miceli, legale di Antonella Tognazzi, moglie di  Rossi, e sua figlia Carolina Orlandi.