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Caso Rossi, polizia postale oggi di fronte alla commissione

Aldo Tani
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Tutto o quasi ruoterà attorno a quei “35 file”. Quelli che il pm Nicola Marini aveva tirato fuori la settimana passata davanti alla commissione che indaga sulla morte di David Rossi. I commissari non erano apparsi troppo entusiasti di questa sua dichiarazione pubblica, ma il magistrato aveva tirato dritto, asserendo che “nel suo computer erano stati trovati 35 file collegati alla parola suicidio”. Quel dato lo aveva estrapolato la polizia postale di Genova nel corso delle indagini correlate all’inchiesta sull’abuso di ufficio. Nel capoluogo ligure si indagava sui presunti festini e tra una ricerca e l’altra, infruttuosa come ammesso dallo stesso Marini riguardo “i video dei festini”, era uscito anche altro materiale. Il magistrato, incalzato dai commissari a spiegare queste sue affermazioni, aveva rimandato proprio alla polizia postale. La commissione ha perciò deciso di modificare il calendario delle audizioni, chiamando subito a Roma l'ispettore superiore tecnico Claudio Di Tursi e gli assistenti capo coordinatori Augusto Vincenzo Ottaviano e Stefano Frisinghelli, e posticipando al 10 marzo quella dell’allora amministratore di Banca Mps, Fabrizio Viola. 

 

 

Gli agenti chiamati oggi di fronte ai deputati della commissione parlamentare d’inchiesta potranno chiarire il contenuto di quanto trovato nel pc di Rossi, anche se i contorni di quelle dichiarazioni sono già stati resi nitidi. Non da Marini, ma dallo stesso presidente Pierantonio Zanettin e anche dai familiari. Non si tratterebbe quindi di ricerche vere e proprie con “suicidio” come parola chiave. Piuttosto sarebbero una serie di mail arrivate all’indirizzo di Rossi, molte delle quali ricevute come rassegna stampa quotidiana, ed emerse dopo aver impostato il filtro “suicidio”.
Gli agenti potrebbero essere chiamati a chiudere una volta per tutte anche il capitolo della mail postuma. Quella con data di creazione 7 marzo 2013, quindi un giorno dopo la morte di David Rossi, e individuata nel corso delle stesse indagini. L’inchiesta era stata poi archiviata nel gennaio dello scorso anno e il fascicolo trasferito a Siena con la segnalazione dell’anomalia riscontrata. Tra l’altro, la data di spedizione era fissata al 4 marzo. 

 

 

Quel giorno Rossi, all’interno di uno scambio di messaggi con Viola, aveva annunciato l’intenzione di suicidarsi e proprio quella con oggetto “Help” per il sistema era stata creata successivamente. Il caso aveva alimentato sospetti e domande, ma in poco tempo era stato smontato da una serie di testimonianze. Prime tra tutte quelle di Valentino Fanti, capo-segreteria dell’ex presidente Giuseppe Mussari, e Lorenza Pieraccini, ex segretaria di Viola. Davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta entrambi avevano ribadito di aver letto la mail il 4 marzo. L’episodio era stato sminuito anche dal fratello di Rossi, Ranieri.