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Siena, l'area Covid delle Scotte non verrà chiusa. Il direttore Franchi: "Virus non sconfitto"

Gennaro Groppa
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Sono passati quasi due anni dai primi pazienti positivi al Coronavirus ricoverati all’ospedale delle Scotte di Siena. Due anni di paure, purtroppo di morti, due anni di restrizioni e di lotta al Covid, due anni di un lavoro intensissimo da parte di medici e operatori sanitari al policlinico cittadino. Il professor Federico Franchi, nel ruolo di responsabile dell’area Covid della Scotte, ha vissuto tutto questo periodo in prima linea. E continua a vivere ogni giorno le difficoltà legate alla pandemia. Attualmente sono 63 i pazienti ricoverati nell’ospedale cittadino, dei quali 2 in terapia intensiva, 27 nel setting di media intensità, 33 in degenza ordinaria, 1 in area pediatrica. Nella giornata di ieri si sono registrati quattro ingressi al policlinico senese e purtroppo anche un decesso. Ciò significa che la “battaglia” non è ancora né finita né vinta.
Professor Federico Franchi, com’è la situazione attuale nell’area Covid dell’ospedale senese?
E’ in lentissimo miglioramento. Viviamo quasi uno stallo. I numeri si sono un po’ ridotti, siamo passati da una quota di 80-85 ricoverati agli attuali 60-65. Ma continuiamo ad avere intorno ai cinque ricoveri ogni giorno, e non sono pochi, quindi siamo tutt’altro che fermi. La paura che proviamo è che dovremo continuare a convivere ancora a lungo con il Covid. Nelle ultime settimane abbiamo avuto costantemente tra le due e le quattro persone in terapia intensiva. Quelli che stanno peggio sono i pazienti non vaccinati o immuno-compromessi, le persone fragili o con tante patologie e quindi con un quadro già grave. 
Crede che dovremo convivere ancora a lungo con il Covid?
Dobbiamo vedere cosa succederà nelle prossime settimane. Il governo ha stabilito che l’emergenza sanitaria terminerà a fine marzo, dovremo vedere se da quel momento in avanti la situazione rimarrà tale da poter andare in quella direzione. Dovremo comunque ancora tenere in considerazione la pandemia e le regole anti-Covid, come abbiamo fatto fino ad ora. Relativamente a ciò che accadrà nei prossimi mesi è ancora difficile fare delle previsioni. Ci sono molte variabili, io mi aspetto comunque che ci saranno ancora tante persone positive al Coronavirus. Il virus sarà ancora tra di noi per molto tempo.
L’area Covid delle Scotte resterà quindi aperta e in funzione?
Sì, certo, non credo che verrà chiusa. Ci saranno riorganizzazioni in base alle situazioni che andremo a vivere, come noto si parla di una ‘fisarmonica’ con la quale si descrive un’area che può ampliarsi o restringersi a seconda delle esigenze. Ma non chiuderà

 

 

Quanto dobbiamo temere l’arrivo e la circolazione di nuove varianti?
La nascita di varianti è la naturale evoluzione e storia del virus. E’ difficile dire se saranno più o meno ‘buone’ di quelle che abbiamo visto e conosciuto fino ad oggi. Il virus tendenzialmente va a raggiungere un equilibrio, divenendo più contagioso ma meno aggressivo. L’equilibrio è quello della variante Omicron? Non possiamo ancora dirlo e rispondere con certezza a questa domanda. 
Qual è stato il momento più difficile che avete vissuto in questi due anni?
Sono stati tutti difficili. Il primo periodo è stato caratterizzato dalla novità e dalla forte paura verso qualcosa che non conoscevamo. Fortunatamente Siena fu toccata solamente di striscio dalla prima ondata. Poi c’è stata l’ondata del novembre 2020, con tanti pazienti fragili, arrivata dopo che molti pensavano che ormai l’emergenza fosse conclusa. Nel febbraio del 2021 stavamo registrando un miglioramento e invece poco dopo c’è stato un nuovo aumento. Tra marzo e aprile del 2021 abbiamo avuto 300 pazienti ricoverati in due mesi, l’organizzazione in quel frangente non è stata semplice. Siamo stati invasi dal Covid mentre l’ospedale aveva già ripreso a svolgere tutte le altre attività. Ricordo l’impressionante mole di lavoro di quel frangente. Nell’estate scorsa, poi, l’area Covid non è stata chiusa. Ed ecco che siamo arrivati al dicembre scorso, con il nuovo picco di contagi. Omicron ha infettato praticamente tutti, ed il vaccino ha evitato una strage. Speriamo che il numero di ricoverati possa diminuire e che nei prossimi mesi l’area Covid resti una sorta di piccola bolla. 

 

 

Quanto ha aiutato la riorganizzazione decisa e attuata insieme alla Asl?
E’ certamente molto importante il fatto di avere più strutture che possano accogliere pazienti che magari non hanno bisogno di un ospedale come il nostro. Così come è prezioso e fondamentale il potenziamento delle cure intermedie
Cosa ricorda dell’allora calciatore della Pianese che alla fine di febbraio del 2020 fu il primo ricoverato per Covid alle Scotte?
Ricordo tutto alla perfezione di quei momenti. Si formò una grande équipe multidisciplinare, eravamo in costante aggiornamento su ciò che accadeva. Sembra passata una vita da allora, questi due anni sono stati molto intensi. Ricordo la paura e le sensazioni che provavamo anche nel vestirci e nello svestirci nelle operazioni per non contaminarci che poi sono diventate le normalità.