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Morte David Rossi, Natalini sulla linea di Nastasi: smentita la versione di Aglieco. La rabbia di Antonella Tognazzi

Aldo Tani
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Il percorso di Aldo Natalini era già stato tracciato da Antonino Nastasi. La commissione che indaga sulla morte di David Rossi, ex responsabile della comunicazione di Banca Mps, ha centrato particolare attenzione sul sopralluogo nell'ufficio del manager e al di là di piccole sfumature, la versione dei due magistrati è stata speculare. Soprattutto negli aspetti messi in risalto dall'ex comandante dei carabinieri, Pasquale Aglieco, che aveva dato conto di un'ispezione fatta non proprio a regola d'arte da parte dei pm. "Escludo che nella stanza ci fosse Aglieco - ha dichiarato Natalini - L'unico carabiniere presente era il luogotenente Cardiello, su richiesta del pm Nicola Marini". Come già fatto dal collega, anche Natalini ha voluto chiarire un aspetto prioritario. "Entrammo in una stanza in perfetto ordine", ha specificato, prima di proseguire il racconto: "La finestra era aperta, ci siamo affacciati per vedere come fosse avvenuta la precipitazione, era una serata con una leggera pioggia. Quando siamo entrati la luce era accesa. Siamo scesi quando è arrivato il medico legale (Mario Gabrielli, ndr). Nessuno si è seduto sulla sedia di Rossi". Uno dei punti sollevati da Aglieco, che aveva addebitato l'azione a Nastasi. Come la risposta al telefono di Rossi. "Ricordo il telefono che squillava ma sicuramente non rispose il collega", ha sottolineato Natalini, che si è soffermato sui biglietti ritrovati: "Il cestino non fu rovesciato sulla scrivania (altro elemento rilevato da Aglieco, ndr). Cardiello su ordine di Marini tirò fuori i biglietti dal cestino. Due erano accartocciati e uno strappato. Era in borghese e quindi non aveva i guanti. Non ricordo se li prese con i fazzolettini o con altro".

Rispetto a chi lo ha preceduto, Natalini ha parlato dei fazzolettini sporchi di sangue, argomento appena toccato in precedenza: "Li ho notati quando sono tornato in banca con la polizia scientifica. Non erano intrisi di sangue. Erano serviti per il tamponamento e sembravano più un rifiuto che un reperto". A quel punto il presidente Pierantonio Zanettin ha chiesto come mai fossero stati sequestrati solo un mese dopo: "Quella sera fu sequestrata la stanza e i fazzolettini furono lasciati al suo interno. Quando poi l'abbiamo dovuta restituire, abbiamo detto 'prendiamoli che potrebbero servire al consulente'. Che però non ci diede un’indicazione ad analizzarli. Se ci fosse stato un dubbio da parte del consulente, li avevamo sequestrati per questo, ma non ci fu un input. Erano stati fotografati nel sopralluogo della scientifica e c’era un tema di riconducibilità a quei gesti autolesivi". Natalini prima di dettagliare il sopralluogo, aveva parlato delle settimane precedenti, concentrando le proprie attenzione sulla perquisizione del 19 febbraio. "Sono state perquisite la casa e la macchina, ma è stata trovata solo un'agenda che non conteneva elementi. Nell'ufficio sono stati sequestrati supporti informatici", ha affermato il magistrato, che ha poi spiegato perché fu ordinata quell'azione: "Stavamo lavorando sull’operazione Alexandria. Venne trovato il cosiddetto contratto ombrello che era stato firmato tra Nomura e Banca Mps e nascosto in cassaforte. Si pose il problema di andare ad approfondire quello che non era stato palesato a Banca d’Italia. Nell’ambito di questo troncone decidemmo di perquisire Rossi".

Il manager fu ascoltato anche dalla Guardia di finanza, ma non dai procuratori. Natalini, di fronte ai commissari, ha letto il verbale rilasciato alle Fiamme Gialle: "Quando viene sentito non c'è un tema che voglia riferire ai magistrati. Anzi, letto oggi, sembra che ci sia una presa di distanza da Mussari. Quel verbale ci fu trasmesso, ma mai Rossi fu ritenuto meritevole di un'istruttoria personale". Un passaggio che poi è stato collegato alle mail inviate a Fabrizio Viola, allora amministratore delegato di Montepaschi, nelle quali il manager esprimeva la volontà di andare a parlare con i pm. "Se lui avesse palesato questa esigenza, sarebbe stato sentito immediatamente, così come è stato fatto con altre persone. Non trapela tuttavia questa impellenza di parlare con i magistrati. Per altro Rossi non dice a Viola che è già stato ascoltato". Natalini ha voluto anche approfondire la posizione dell'ex responsabile della comunicazione di Banca Mps davanti ai loro occhi, come già fatto da Nastasi: "Rossi non è mai stato iscritto nel registro degli indagati e mai è stato oggetto di richiesta di iscrizione, nemmeno quando richiedevamo intercettazioni telefoniche, richieste che il gip non accolse mai. Per lui abbiamo sempre chiesto intercettazioni telefoniche, mai ambientali, si fughi ogni dubbio e si è aleggiato che alcuni sopralluoghi fossero serviti per rimuovere microspie o quant’altro: è una leggenda". Natalini si è lasciato andare anche a uno sfogo personale: "L’accusa di essere pm indolenti mi ha ferito: non c’è stato ambito che, in quegli anni, non è stato da noi investigato". Contrariata per quanto sentito la moglie di Rossi, Antonella Tognazzi: "Non è accettabile, è ingiustificabile. Va bene un "non ricordo" per un passante, ma non per un magistrato. A domande precise svia".