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Palio e squalifiche, Siena si interroga: l'amnistia non piace

Marco Decandia
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Il 2022 promette l’atteso ritorno del Palio in piazza del Campo. Le autorità si sono spinte fino a dove è possibile arrivare sulla strada dell’ottimismo, restano gli ultimi dubbi legati alla zona bianca, al Green pass, a come regolare i flussi delle presenze in piazza del Campo. Il 100% della certezza di stendere il tufo in piazza non c’è, ma allo stato attuale delle cose, dando anche fiducia alla voglia di comportarsi bene dei senesi, esasperati da un’astinenza insopportabile durata due anni, l’indicatore si impenna ben oltre il 90%. Anche se lo stesso sindaco, Luigi De Mossi, prova a frenare un po’ la giustificata euforia parlando di “una finestra che si è aperta”, in realtà sembra di essere al cospetto di una porta da cui entra una bella luce, anche se non ancora spalancata.

 

 

Tra gli argomenti da dibattere, in vista del giorno in cui verranno di nuovo tesi i canapi alla Costarella, c’è quello delle pendenze con la giustizia paliesca. C’è chi invoca un’amnistia, una cancellazione totale di tutto: via squalifiche, censure, deplorazioni, si riparte tutti da zero. Un’ipotesi che al primo cittadino, interpellato al riguardo, non piace troppo. “In condizioni normali – ha commentato – non se ne parlerebbe neanche. Visto quello che abbiamo passato per il Covid, non escludo di fare un passaggio con tutte le contrade, per confrontarmi con il loro parere. Ma alla fine la decisione la prenderò soltanto io”. Nel mondo dei rioni, in queste prime ore dalla svolta, la tendenza è quella di dire no. Anche i virtuosi sono stati fermi per due anni a causa dell’allarme sanitario, e quando la bolla di assenza scoppierà, chi è a posto potrà giocare e chi ha sbagliato dovrà pagare. La tendenza sembra essere questa, ma c’è tempo per dibatterne. Il deputato della Lega Claudio Borghi, eletto in parlamento proprio nel Collegio di Siena e uno dei fautori dell’emendamento, approvato dal Senato, che restituisce speranze alle feste popolari, prova a sdrammatizzare: “La mia contrada quest’anno è destinata a non correre mai. Secondo me qualcuno sospetta che le richieste di ripartire tutti da zero arrivino da me...”.

 

 

Se i Palii del 2022 si faranno senza toccare le sanzioni, rimettendo in moto la macchina dal punto in cui si era fermata (ovvero al 2019), per alcune consorelle e fantini rimarrà qualcosa in sospeso. Alla Carriera di Provenzano sanno già di partecipare Istrice, Lupa, Leocorno e Valdimontone, mentre Nicchio e Tartuca, che avrebbero avuto un posto alle trifore di diritto, sconteranno quanto rimane dei rispettivi stop e andranno al canape ad agosto. Questo, nell’ultima domenica di maggio, porterà all’esposizione di ben 6 bandiere nuove. Anche l’Oca avrebbe dovuto correre, e pagherà dazio per uno dei due Palii “dietro la lavagna” che si è vista infliggere al termine dell’annata 2019. L’altro potrebbe andarsene ad agosto, ma solo in caso di estrazione a sorte, altrimenti verrà cancellato a luglio del prossimo anno, con Fontebranda che tornerebbe a cantare solo nell'agosto del 2023. Un’ipotesi pesante, a livello di numeri, perché significherebbe, per i colori cari a Santa Caterina, rimanere alla finestra per quattro anni solari, tra pandemia e pendenze con la giustizia. Il 16 agosto risponderanno presente Tartuca, Lupa, Giraffa, Civetta, Leocorno, Nicchio e Valdimontone, il resto è tutto da scrivere. A mescolare le carte potrebbe arrivare uno Straordinario, magari per onorare l’uscita dal periodo più stretto e drammatico dell’ondata Covid: in tal caso, qualche popolo potrebbe saldare il debito in anticipo rispetto all’iter normale, e riproporsi prima del previsto.