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Morte David Rossi, Nastasi: "Mai risposto al suo telefono. Indagini insabbiate? Falso e vergognoso"

Aldo Tani
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Punto su punto, cercando di non lasciare ombre. Di fronte alla commissione parlamentare che indaga sulla morte di David Rossi, ex manager di Banca Mps, deceduto dopo essere precipitato dal suo ufficio il 6 marzo 2013, Antonino Nastasi ha impiegato circa sette ore per raccontare la sua verità. Il magistrato ha voluto rispondere non solo all’ex comandante dei carabinieri, Pasquale Aglieco, che lo aveva tirato in ballo a proposito del sopralluogo nell’ufficio del manager, ma anche a tutti coloro che avevano messo in dubbio in questi anni il lavoro dei pm senesi. “E’ una vergognosa falsità quella che si sia voluto insabbiare le indagini sulla morte di David Rossi”, ha sottolineato il magistrato, che è partito da lontano per raccontare gli eventi, ripercorrendo i mesi precedenti e le vicende che avevano interessato Rocca Salimbeni. Nastasi al tempo era titolare del fascicolo su Antonveneta e fu tra i primi pm a sapere di quanto avvenuto al manager. “Mi ha chiamato un perito balistico, Paride Minervini. A quel punto avvertii Marini, che mi disse, ‘ma chi è David Rossi?”. Insieme ai colleghi Nicola Marini, il pubblico ministero di turno, e Aldo Natalini, si diresse verso la sede della banca per capire di più sull’accaduto. “Non avvertii il procuratore capo - ha aggiunto - Se quella morte fosse stato un altro tipo di evento che non avesse riguardato soggetti informati sui fatti (Rossi aveva subito una perquisizione il 19 febbraio su Mps, ndr), neanche il magistrato di turno sarebbe andato. Perché sarebbe stato presentato come suicidio. Ed essendo un suicidio un fatto non costituente reato, il magistrato di turno non era necessario”.

Finite le premesse, il confronto si è concentrato su quello che accadde nelle fasi successive alla cadute di Rossi. In particolare il sopralluogo. “Siamo entrati solo dopo che ci hanno detto che era stato girato un video (dal soprintendente della polizia, Livio Marini, ndr) – ha detto il pm - Un ufficio dove non c’era traccia di colluttazione, oggetti rotti o fuori posto. Non vi era alcuna traccia di un’azione violenta posta in essere da terzi. Non ho ricordo dell’ingresso in quella stanza di Aglieco, mentre ricordo che lui si è fermato nell’atrio a discutere con la dirigente della polizia Alessia Baiocchi su chi dovesse farsi carico dell’indagine”. Nastasi ha voluto chiarire anche l’aspetto della telefonata di Daniela Santanchè, parlamentare di Fratelli d’Italia, che chiamò Rossi verso le 22. “E’ squillato quel telefono. Ho detto a voce alta che stava telefonando Daniela Santanchè. Non ho preso il telefono, né risposi”. A questo proposito gli è stato chiesto come mai nei tabulati quella chiamata sia registrata per 38 secondi. “Quello non è un tabulato, ma si tratta di un’annotazione della Guardia di Finanza. La durata corrisponde agli squilli fatti prima di riagganciare il telefono”, ha affermato il pm, prima di soffermarsi ulteriormente su questo caso: “Ci possono essere disallineamenti tra i vari sistemi delle compagnie telefoniche oppure, dopo gli attentati, il decreto Pisanu impose di registrare sui tabulati anche le chiamate senza risposta e alcune compagnie danno la lunghezza della chiamata senza risposta”.

Nastasi ha smentito anche di essersi seduto sulla sedia di Rossi: “Mi sono affacciato alla finestra per vedere se c’erano tracce e per capire l’altezza rispetto alla strada. Non mi sono seduto sulla sedia, né sono andato in vicolo di Monte Pio a vedere il cadavere”. Un altro punto messo in evidenza da Aglieco durante l’audizione riguardava il tentativo di Nastasi di accendere il computer. Il pm anche in questo caso ha fornito la sua versione: “Non ho toccato il mouse di quel computer ma qualcuno probabilmente sì. Avendo trovato i biglietti nel cestino volevamo capire, senza accendere o spegnere il computer, cosa che avrebbe potuto compromettere lo stato del pc, se a schermo ci fosse qualcosa di rilevante. Non ho ricordo dell’ingresso nella stanza da parte di Aglieco, che colloco nel corridoio”. Il magistrato ha poi spiegato come mai il fascicolo è stato aperto per istigazione al suicidio. “Era l’unica ipotesi di reato configurabile se si voleva approfondire ciò che era avvenuto. Era l’unica ipotesi plausibile. Da un lato tutto lasciava intendere che quello fosse un suicidio, le condizioni dell’ufficio e il ritrovamento dei biglietti, dall’altro lato, dopo l’ispezione del medico legale (Mario Gabrielli, ndr), viene riferito di segni di autolesionismo sul corpo”. Il pubblico ministero si è soffermato anche sulla lettera che l’avvocato Andrea Vernazza aveva inviato poco più di mese fa al presidente della Camera, Roberto Fico, per difendere i magistrati: “Io non sapevo nulla di questa iniziativa, l’avvocato Vernazza non mi ha mai avvisato. Con lui non parlo da giugno dello scorso anno, gli ho dato mandato con riferimento a delle querele e il mandato si limita a quello”, ha spiegato Nastasi, che si era rivolto al legale di Genova insieme ad altri colleghi nel 2017 per le affermazioni fatte in alcune trasmissioni televisive e anche dall’ex sindaco Pierluigi Piccini.