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Siena, Gonnelli: "I tanti decessi alle Scotte? Non si muore solo di Covid. La quarta dose di vaccino? Si farà"

Carlo Pellegrino
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“Perché tanti morti nell’ultimo periodo? In effetti nonostante l’appiattimento della curva epidemica continuano a esserci numerosi decessi sia a livello nazionale che locale. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di pazienti molto anziani con un’età media di circa 85 anni e con numerose patologie pregresse che muoiono con il Covid, ma non a causa del Covid. Questo è un punto fondamentale per evitare disinformazione e inutili allarmismi”.

Il professor Stefano Gonnelli è direttore medicina interna e della complessità dell’Aou Senese e uno dei due referenti della bolla Covid aperta recentemente al piano 6 del lotto 3 all’ospedale Le Scotte di Siena, per far fronte all’aumento dei pazienti che necessitano di ospedalizzazione.

Professore, cosa sta succedendo nella sua bolla?

“Attualmente abbiamo circa 25 pazienti Covid ricoverati nell’area dipartimentale della medicina interna. Si tratta di malati con diverse patologie, alcuni pazienti hanno fatto un periodo di ricovero nell’area Covid a media intensità, altri hanno patologie internistiche o chirurgiche. L’obiettivo è quello di dare risposte valide in tempi rapidi, in modo che i pazienti poi possano essere spostati in altre strutture territoriali o se possibile a domicilio, in modo da lasciare posto ad altri pazienti ed evitare la saturazione della bolla Covid”.

Il momento è difficile.

“Oltre a gestire direttamente la parte medica e sanitaria, è importante trovare una collocazione a queste persone, sia quelle già diventate negative che quelle ancora positive. E’ un lavoro impegnativo che stiamo portando avanti insieme al personale infermieristico perché il territorio è saturo e non assorbe facilmente queste persone che hanno bisogno di una struttura. Parliamo delle cosiddette cure intermedie ancora più importanti perché in questa ondata abbiamo tantissimi soggetti positivi che talvolta hanno difficoltà a rientrare nelle loro abitazioni o nelle case di riposo. Negli ultimi giorni ci sono stati dei progressi, qualche posto in più nel territorio si è aperto, ma rispetto alle esigenze ancora c’è una differenza importante”.

Degli attuali 85 ricoverati quanti sarebbero pronti per accedere alle cure intermedie?

“Almeno una quindicina di pazienti ancora positivi potrebbero lasciare l’ospedale e passare a una struttura di cure intermedie”.

Continuano a essere un terzo, invece, i pazienti positivi al Covid ma di fatto asintomatici e ricoverati per altre patologie?

“Più o meno questo il quadro, in linea con tutti gli altri ospedali italiani. E’ la situazione che stanno vivendo anche altri colleghi internisti, il virus circola tantissimo e colpisce ormai individui di tutte le età”.

Parlava di appiattimento della curva. Significa che vi aspettate una diminuzione dei ricoveri?

“Questo è molto difficile da prevedere. A livello regionale non ci sono più quei numeri elevati che avevamo e questo può rappresentare una speranza, di fronte a un virus che comunque è imprevedibile e già tante volte ci ha sorpreso”.

Vi aspettavate così tanti decessi dopo i positivi e i ricoveri?

“L’aumento dei ricoveri è in linea con i dati regionali e nazionali, così come il numero dei morti. A fronte di un appiattimento della curva purtroppo assistiamo a un aumento dei decessi. Si tratta, come detto, generalmente di persone molto anziane o che soffrono di patologie gravi o con deficit immunitari che muoiono con il Covid ma non necessariamente a causa del Covid”.

In ospedale ci sono sempre alcuni pazienti provenienti da altre province.

“Ci sono diversi pazienti che provengono da altre provincie o da fuori regione. Può capitare che un paziente sia venuto a Siena per un intervento o una visita, risultando positivo durate il ricovero. Alcuni giungono da territori in cui le terapie intensive sono sature. Capitano infine persone residenti in altre città ma che poi in realtà vivono a Siena o nelle zone limitrofe”.

Ormai il virus non guarda più l’età.

“Nelle prime ondate eravamo convinti che i ragazzi non prendessero il Covid, con Omicron non è più così e può capitare anche che qualcuno abbia problemi piuttosto importanti. E’ inoltre una modalità importante di contagio per i soggetti fragili. Fortunatamente le vaccinazioni ci hanno aiutato molto, sebbene una fetta della popolazione resti scoperta e sia più a rischio”.

Cosa può dire di Omicron?

“Vediamo meno casi gravi di polmonite, fortunatamente adesso abbiamo anche gli anticorpi monoclonali e nuove terapie farmacologiche. Il virus sembra colpire di più le alte vie respiratorie con meno problemi per i polmoni, ma questo non ci mette al riparo da sequele, il cosiddetto long Covid. Purtroppo non abbiamo dati che ci dicono che Omicron non dia problemi sul lungo periodo. E non dimentichiamo che ancora oggi molti pazienti ricoverati, soprattutto quelli non vaccinati, hanno importanti problemi respiratori, il virus resta pericoloso e non dobbiamo abbassare la guardia. Considerando però il numero dei positivi la percentuale di persone che hanno manifestazioni gravi di polmonite è sicuramente minore”.<

Quanto questo è merito in qualche modo di Omicron e quanto dei vaccini?

“Difficile da dire. Penso soprattutto dei vaccini, anche perché i casi più gravi spesso si hanno tra i non vaccinati”.

Cosa pensa della quarta dose?

“La quarta dose ci sarà. E’ probabile però che sia rivalutato il tipo di vaccino, magari a fine estate, sperando che il virus continui a creare meno problemi nei mesi più caldi. Aspettiamo però i dati dei paesi in cui si sta procedendo con la quarta dose, è un terreno molto fluido e occorre aspettare le evidenze”.

Con un vaccino di seconda generazione?

“Il virus non scomparirà, quindi è auspicabile e necessario un vaccino più efficace con le varianti attuali e quelle che potrebbero arrivare”.

Quanto ha aiutato l’impegno dell’Aou Senese?

“La direzione si è impegnata a fondo sia nella gestione di questa ondata e delle precedenti, sia nell’ambito della vaccinazione. Se con questi numeri riusciamo ad andare avanti è grazie ai vaccini: senza vaccini e con questi numeri di contagi sarebbe stato il disastro”.

Da direttore di medicina interna, quanto la riorganizzazione è pesata sul resto del vostro lavoro?

“Con notevole difficoltà siamo riusciti a portare avanti tutto, pur con la necessità di rimodulare le attività ambulatoriali e di day hospital. Cercando però di garantire assistenza a chi aveva bisogno: non sempre è stato facile, ovviamente, perché siamo stati sottoposti a un impegno importante”.