Cerca
Logo
Cerca
Edicola digitale
+

Siena, Monte dei Paschi: accelerazione con Draghi (ancora) al governo

Esplora:

Aldo Tani
  • a
  • a
  • a

C’è anche il Quirinale dietro il futuro di Banca Mps. Dalla presentazione del piano industriale, l’affaire Montepaschi è praticamente scomparso dai radar. Qualche nota dell’istituto di credito per ribadire che il dialogo tra le istituzioni coinvolte procede, ma niente che non fosse logico attendersi. Ciò non significa che nelle sedi opportune la vicenda sia passata in secondo piano, però è evidente che quel cambio di passo sul dossier, immaginabile visti gli impegni e le scadenze a livello europeo, non c’è stato. Uno stallo probabilmente dovuto anche all’incertezza che ha accompagnato il destino di Mario Draghi. Un eventuale passaggio al Quirinale, a questo punto scongiurato, lo avrebbe posto in una condizione diversa e al tempo stesso, messo alla prova la tenuta del Governo. Invece, adesso che il tandem con il ministro Daniele Franco, alla testa del Mef, può proseguire, la situazione di immobilismo è destinata a cessare.

 

 

Anzi, secondo fonti accreditate, già entro fine marzo lo scenario si potrebbe delineare in maniera chiara. D’altronde, sul tavolo restano due questioni irrisolte e dal peso rilevante per il domani di Rocca Salimbeni. La prima riguarda i tempi di uscita del Tesoro, oggi azionista al 64%, dal capitale azionario della banca. I negoziati con Bruxelles hanno sempre puntato su un periodo non inferiore ai 18 mesi, ma è presumibile pensare che se questo accordo raggiungesse i due anni, a Roma non sarebbero contenti. Un periodo che secondo i registi dell’operazione, darebbe sufficiente margine per presentare Montepaschi nelle migliori condizioni possibili al mercato. Sempre che la strada verso i privati non sia intrapresa prima, visto che per alcuni analisti, una cordata di istituti di credito, con in testa Unicredit, potrebbe bussare alla porta di XX Settembre in anticipo. Molto dipenderà anche dall’aspetto definitivo del piano industriale, la seconda partita in ballo, che deve superare il vaglio della Dg Comp e delle altre autorità comunitarie preposte. C’è un aumento di capitale da 2,5 miliardi da portare a termine e c’è da stabilire il numero di esuberi richiesti, e in che tempi, per snellire l’organico di Montepaschi. In attesa che questi capitoli siano scritti, c’è chi di questo silenzio non ne può più. Come i rappresentanti cittadini di Sinistra Italiana, che ieri hanno organizzato un presidio in piazza Matteotti per riaccendere l’attenzione sulla vicenda.

 

 

“C’è in gioco il destino di tante persone e crediamo che sia il momento che tutte le forze politiche della nostra area di appartenenza si facciano sentire – ha affermato il segretario provinciale Antonio Canzano -. La nostra azione vuole essere una sveglia sulla questione, perché abbiamo scongiurato il pericolo di una svendita, ma non è detto che non ce ne sia un’altra. Mps deve rimanere in mano pubbliche, non solo per un periodo determinato. Nell’interesse di chi ci lavora, ma anche per Siena. L’Italia, per altro, è rimasta l’unico Paese dove non ci sono banche pubbliche”. Passaggi condivisi in parte con Stefano Bellandi, riconfermato alla guida della First Cisl Toscana, la federazione che comprende anche i bancari. “La priorità è che venga portata a termine quanto prima la ricapitalizzazione – ha evidenziato il segretario -. Poi è importante conservare il presidio nel territorio, dato che è una delle poche grandi banche che non ha la sede centrale a Milano. La forza di Mps è sempre stata la rete ed è in quel modo va ridisegnata. Ovviamente il rilancio non può gravare sulle spalle dei dipendenti. Il depauperamento di personale non è la soluzione”. A questo punto, non resta che affidarsi (di nuovo) a Draghi.