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Siena, radici ‘Ndrangheta a Chiusdino. Sequestrata a due imprenditori proprietà del valore di 5 milioni. Sdegno della Fondazione Caponnetto

Aldo Tani
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Il seme criminale era germogliato tra colline e campi coltivati nella zona di Chiusdino. Una maschera dietro alla quale si celava la 'ndrangheta. O meglio, due facenti funzioni, Francesco Saporito e Edo Commisso, imprenditori di origine calabrese afferenti alle cosche Grande Aracri di Cutro, nel crotonese, e l'affiliata Petilia Policastro, che erano punti di riferimento per la gestione di una grande proprietà agricola, comprata con proventi delle attività, dal valore di oltre 5 milioni di euro. Tutto confiscato dalla Dia di Firenze in un'operazione coordinata dai pm Giuseppina Mione e Giulio Monferini, che nelle indagini si sono avvalsi anche delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Ai due indagati sono contestati i reati di riciclaggio, con l'aggravante di aver agevolato un'associazione mafiosa e in particolare la 'ndrangheta. Per gli inquirenti, i due imprenditori “si sarebbero messi a disposizione delle cosche calabresi per consentire investimenti, per almeno un milione e mezzo, e impieghi di proventi derivanti dalle attività criminali". Saporito, 79 anni, originario dell'area di Crotone, era salito alla ribalta per l'acquisto nel 2007 della fattoria di Dorna nell'aretino. Su questo affare negli anni passati si era mossa anche la procura di Arezzo, ma poi l'indagine era stata archiviata. Tra le persone coinvolte anche Pierluigi Boschi, padre dell'ex ministro Maria Elena. 

 

 

Commisso, 57 anni, che secondo la ricostruzione dell'antimafia sarebbe stato "incaricato dalla cosca di sovrintendere agli interessi della stessa in territorio toscano e di individuare occasioni di investimento", rappresentava appunto l'intermediario per l'acquisizione dell'azienda. Il suo nome è legate a Rocco Remo Commisso, latitante ed espressione della "Siderno group of crime" in Canada. Il coinvolgimento dell'uomo fa suonare un ulteriore campanello d'allarme, vista la sua vicinanza alla cosca Grande Aracri. Il sodalizio criminale è stato chiamato in causa pochi giorni fa in merito al sequestro nell'ambito dell’inchiesta Keu, con i collegamenti rilevati dalle indagini tra l’imprenditore Francesco Lerose e la cosca di Cutro. “Il danno che i clan possono apportare alla nostra ricca regione - hanno affermato Salvatore Calleri, presidente della Fondazione Caponnetto, e Renato Scalia dell’Ufficio di presidenza - è altissimo e pertanto non possiamo che rilanciare l'allarme: occhio Toscana. Corri il rischio di essere divorata dalla mafia e dalla ‘ndrangheta, a cui piaci troppo. A distanza di una settimana è stata effettuata un’altra brillante operazione da parte della Dia insieme alla squadra mobile della Polizia di Firenze. E’ stato effettuato un sequestro preventivo emesso dal gip del tribunale di Firenze nei confronti di due imprenditori del settore agricolo, di origini calabresi, provenienti dalle province di Catanzaro e Crotone, ma da anni trapiantati in Toscana. Dall’operazione emerge che la cosca calabrese del ‘Grande Aracri’ era presente dal 2007 a Chiusdino; che il fondo agricolo in questione è molto grande, ben 350 ettari ed il valore del sequestro è pari a 5 milioni di euro e che l’agricoltura piace alla malavita”.

 

 

Francesco Torselli, capogruppo di Fratelli d'Italia in Consiglio regionale, ha comentato: “C'era una volta la mafia lupara e coppola che dominava quattro regioni meridionali e si arricchiva con spaccio di droga e controllo del territorio. Oggi le grandi organizzazioni criminali, 'ndrangheta in primis, reinvestono i loro enormi guadagni al centro e al nord. La Toscana, in questa ottica, viene vista come un territorio perfetto da questi malviventi. Siamo fortemente preoccupati per il muro di omertà e silenzio che continua a formarsi ogni volta che si parla di mafia in questa terra”.