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Siena, il dg de Le Scotte Barretta: "Trenta posti in più in area Covid"

Carlo Pellegrino
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“L’attuale capienza della bolla Covid è di 85 ricoverati, più i pediatrici che sono diventati sette. Questo significa che abbiamo ancora una ventina di letti di margine, ma ovviamente monitoriamo la situazione con la massima attenzione”. Antonio Barretta, direttore generale dell’Aou Senese, analizza un quadro tornato complesso alle Scotte: con i nove ingressi di ieri i pazienti in cura sono diventati 72.

 


Professore, che azioni state mettendo in atto?
“Nelle prossime ore adotteremo una delibera con la quale estenderemo ulteriormente la capienza dell’area Covid di una trentina di posti, sperando che non sia necessario doverli utilizzare, oltre ai due in più per i bambini che ricordavo. E’ una misura prudenziale perché se continua questo trend dobbiamo essere due o tre passi avanti rispetto agli eventi, per provare a governarli. C’è poi un’interlocuzione in atto con l’Asl Toscana Sud Est che sono certo porterà a risultati utili”.
Di cosa si tratta?
“Tra i ricoverati abbiamo una ventina di persone che si trovano in bolla Covid, ma asintomatici. Sono in ospedale positivi al virus, ma non a causa del virus. Questa tipologia di ricoveri va rivista perché i posti nelle bolle Covid con tre setting, come il nostro, devono essere destinati ai pazienti che hanno problemi respiratori, manifestazioni gravi del Covid. Su questo è in atto un confronto con la Asl in modo da trovare la collocazione più adeguata per loro. D’altra parte è una peculiarità di questa ondata: i tanti contagi interessano anche pazienti con patologie diverse. Questi malati non possono essere assistiti nella Covid Unit dell’Aou Senese, perché altrimenti si tolgono spazi a chi lotta contro il virus”.
E le cure intermedie?
“E’ l’altro tema di cui stiamo parlando dall’ultimo fine settimana. Devono consentire la pronta dimissione di chi non ha più bisogno di cure ospedaliere, pur essendo ancora positivo al virus. Queste persone possono essere curate altrove, c’è un’interlocuzione assolutamente collaborativa con la Asl e sono convinto che nei prossimi giorni troveremo una soluzione per ottenere altri posti letto nelle cure intermedie”.
Nell’ultimo report la metà dei ricoverati, 36 su 72, sono vaccinati. Quei venti asintomatici sono il motivo di questa percentuale così alta?
“Non so dire se queste persone siano tutte vaccinate e non misurerei così l’importanza dei vaccini. Se avessimo avuto oltre 15 mila casi al giorno senza vaccino, gli ospedali sarebbero al collasso in Toscana. Come nel resto d’Italia. Quando le Scotte avevamo 140 ricoveri per Covid, in tutta la regione viaggiavamo a 1.500 positivi al giorno. Ora siamo a oltre dieci volte il numero dei contagi ed è questo il vero dato che ci fa capire quanto siano importanti i vaccini”.

 


Tra l’altro su 72 ricoverati “solo” cinque sono in terapia intensiva.
“E’ l’altro dato importante. Nelle precedenti ondate il numero dei pazienti in terapia intensiva era diverso, significa che abbiamo una disponibilità ancora importante e questo, non più tardi di lunedì, ci ha permesso di offrire un posto a un’azienda che invece era in difficoltà”.
Nei giorni scorsi il questore Milone ha assicurato che i controlli in città saranno più severi, perché da parte dei senesi non vedo un adeguato rispetto delle regole. Lei si sente di fare un appello?
“L’appello è doveroso. In primis alla vaccinazione, perché il grosso delle problematiche continua a derivare dalle persone che non sono vaccinate: ancora in bolla Covid il 60, 70% dei malati non sono vaccinati. Sperando che questo obbligo introdotto possa presto dare i suoi effetti. Poi, con le scuole riaperte e maggiore interazione tra le persone, è ancora più fondamentale usare i dispositivi di protezione e tutte le misure di igiene che ormai conosciamo”.
Prima di Omicron la speranza era che le Scotte non sarebbero tornate a questo numero di ricoveri. La variante ha cambiato le prospettive, da qui la vostra necessità di tornare alla flessibilità e alle attività a fisarmonica. Cosa sta succedendo?
“Abbiamo dovuto rimodulare qualche attività, soprattutto per la parte chirurgica e ambulatoriale. In realtà questa fisarmonica è provocata anche da altri fattori che pesano più della crescita dei ricoveri. Penso ai contagi tra i nostri dipendenti, che al 90% sono asintomatici e al 10% paucisintomatici: parliamo di persone che stanno bene ma che non possono lavorare, 70 infermieri, 30 operatori e 20 medici. Ci è poi stato chiesto di riprendere a vaccinare, noi lo facciamo in maniera convinta ma è ovvio che parte delle risorse vengono dedicate a questa attività e non ad altro. Mi auguro però che con il rientro del personale in servizio si possa tornare a regime, per questo abbiamo messo a punto una procedura con la Asl che sta funzionando molto bene: non appena i dipendenti hanno un test molecolare negativo viene prontamente revocato il loro provvedimento di isolamento. Non è un trattamento di riguardo ma una strategia indispensabile per garantire un servizio di primaria importanza come quello degli ospedali”.
Ritiene che se i contagi proseguiranno con questo ritmo serviranno zone arancioni o rossi per proteggere gli ospedali?
“Non spetta a me dirlo, sono decisioni che appartengono ad altri, che siano a livello governativo, regionale o comunale. Quando siamo interpellati, assieme ai colleghi, proviamo a dare il nostro parere, questo è il nostro compito. Noi dobbiamo farci trovare pronti di fronte alla pandemia e ribadisco che l’unica arma che abbiamo è essere tre passi avanti rispetto all’ondata che avanza. Da qui l’esigenza di rivalutare i criteri di accessi alla bolla Covid e l’aumento dei posti a disposizione. Qualora poi la situazione dovesse peggiorare entrerebbero in azione quegli automatismi che portano a misure più restrittive, alle quali tutti i cittadini non possono che adeguarsi come in maniera responsabile fanno ormai da due anni”.