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Palio, Franco Masoni: "Senza la Festa la nostra città è incompleta". L'amicizia con Aceto e quarant'anni di televisione

Eleonora Mainò
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A Siena è andato in archivio il secondo anno senza Palio. L'augurio che si fanno tutto è che nel 2022 si interrompa il digiuno e si torni ad assaporare le emozioni in Piazza del Campo. Per tenere alta la febbre da tufo in questa fase così vuota, niente di meglio di un viaggio nei ricordi e nelle pieghe della Festa in compagnia di Franco Masoni, leader di Canale 3 e la vera, inconstrata voce delle telecronache nell’immaginario di tutti. Tra voce che si spezza, frasi entrate nel lessico comune (come “è entrata fiancata, la mossa è valida”, ripetuta migliaia di volte da senesi di tutte le età anche quando si gioca a barberi) e qualche storica gaffe dettata dall’impeto del momento. Uno per il quale narrare ciò che succede nella Conchiglia è ancora trascinante come il primo giorno. “E’ così - conferma - perché si tratta di un evento non ripetitivo, altrimenti diventerebbe noioso parlarne o scriverne. Ogni Carriera è diversa da un’altra perché influiscono mille situazioni ed eventi assolutamente imprevedibili. Accendere il microfono è divertentissimo perché non si sa come inizia e ancora meno come finisce. Va scoperto strada facendo, e letto velocemente”.

Si è mai posto il dilemma se ci fosse un modo adeguato per raccontare i momenti di maggiore tensione, come l’assegnazione, la mossa e la corsa?

"Intanto il mio modo di fare questo lavoro è sempre partito dal fatto che, in occasione delle interviste, non ho mai scritto le domande in anticipo e non sono mai andato in diretta con una scaletta preparata. Credo nell’istinto, anche se con gli anni mi sono affinato e il discorso è diventato più organico e logico. Se sei senese, e hai anche un vissuto di contradaiolo, sai che il comandamento principale è di raccontare il Palio in maniera totalmente asettica. Credo, a parte qualche alto e basso nella voce, di averlo sempre fatto in maniera onesta, e infatti, pur essendo io dell’Aquila, quando ha vinto la Pantera, ed è successo diverse volte, sono sempre andato la sera a fare i miei servizi, con totale educazione e gentilezza reciproca".

Bisogna spogliarsi della propria senesità, insomma...

"No, al contrario. E’ proprio la senesità che ti insegna che, se vuoi andare a toccare il Palio, lo devi fare in una maniera talmente pulita da non creare nervosismi o pensieri che possono essere negativi".

Ripercorriamo l’inizio della sua carriera e l’impatto professionale con la Festa.

"Canale 3 nasce nel 1978, un periodo in cui il protagonista assoluto era Andrea Degortes detto Aceto. Ci lega una profonda amicizia dal 1965, quindi era semplice per me intervistarlo, dare spazio principalmente a lui, in un certo senso giocarci e creare interesse. E’ quello che ha cambiato l’immagine del fantino, sdoganandolo dalle caratteristiche di personaggio rude e riservato. Ha sempre amato mettersi in mostra e dare spettacolo, quindi televisivamente era ed è tutt’ora perfetto. E noi lo abbiamo usato per partire con la spinta giusta".

Dagli anni Ottanta, però, Aceto ha fatto i conti con una concorrenza davvero agguerrita...

"Certo. Sono arrivati diversi ragazzi in grado di farsi valere, soprattutto dalla Sardegna, che per il Palio è un vero bacino a cui attingere. Si è così creata la rivalità tra Andrea, Cianchino e Bastiano, ed era divertente perché si arrabbiavano tra loro, misuravano i passaggi e gli spazi degli altri e rivendicavano i propri".

Per non farsi mancare niente, negli ultimi anni li ha riuniti davanti alle telecamere per il pranzo quotidiano sotto le Logge di piazza Indipendenza, dove continuano a provocarsi.

"Quello ormai è diventato un cult, molto apprezzato dai telespettatori. Anche perché a quel tavolo ci sono loro tre, ma anche tanti personaggi di vari calibri, esperienze e vittorie, quindi è una formula che funziona".

Una delle sue caratteristiche è sempre stata quella di narrare le storie di uomini o quelle dietro agli eventi. Uno stile adatto a una serata di veglia intorno al fuoco.

"Il Palio è una cosa seria, ma non deve diventare tedioso. A un certo punto, bisogna tirare fuori una supercazzola che allenti il clima e faccia sorridere. Anche perché non ci scordiamo che è una Festa, da vivere in maniera intelligente, spontanea, ma anche divertente. Noto che alcuni senesi non la pensano alla stessa maniera, mi è capitato di incontrare gente stravolta dalla tensione che mi ha detto “Meno male oggi finisce tutto”. Se deve essere così, meglio non farlo perché si perde il senso secolare dell’evento. Allora andiamo al mare, almeno ci si rilassa. In questo giochino bisogna saperci stare dentro nella giusta maniera, e nel mio caso raccontarlo al meglio".

Come è cambiato il suo lavoro in questi decenni?

"Nei primi anni, quando andavamo nei rioni, era un evento. Arrivava la televisione, era un’emozione, quindi si trovava tanta disponibilità a raccontare storie e aneddoti. Piano piano le cose sono cambiate, tanto che alcune contrade hanno messo nel proprio regolamento il fatto che nei giorni del Palio non devono esserci telecamere. Io ho sempre rispettato la volontà di tutti, senza problemi. Ognuno deve fare e dire quello che reputa giusto".

Guardiamoci un attimo indietro e torniamo al 2020, con il primo Palio cancellato. Che sensazioni ha provocato?

"Non è stata una cosa di poco conto, sia a livello professionale che personale. Ti accorgi che la città è incompleta senza i due appuntamenti che la riempiono e che accendono la passione dei senesi, ed è stato brutto. Negli ultimi due anni ho passato il 15 agosto al mare, una cosa impensabile, e sentire augurare buon Ferragosto non mi appartiene. Siamo orfani di quattro Carriere, speriamo sia finita qui, ma non è detto".

La sua storia parla di un’ottantina di telecronache. Quale ricorda con più piacere?

"Intanto le mie sono radiocronache, perché non guardo il monitor ma l’evento dal vivo e magari, mentre le immagini seguono il gruppo di testa, cerco di dire anche dove sono le altre contrade più indietro, se ci sono cadute, intoppi o duelli. Venendo a noi, non posso che citare il luglio del 1992, quando Aceto ha conquistato il suo 14esimo e ultimo successo nell’Aquila, dove erano arrivati anche il primo nel 1965 e il decimo nel 1979. C’è dietro la storia di un rapporto importante con una contrada che ha segnato i momenti più significativi della sua carriera".

La prossima radiocronaca, quando il Palio tornerà, come sarà? All’uscita dei cavalli dall’Entrone la voce sarà rotta o ferma?

"Come in tutte le cose, quando ti fermi è come se ricominciassi da capo. Non dico che sarà come la prima volta, ma certi automatismi andranno ritrovati. Poi l’emozione ci sarà, è normale, anche perché è una parte importante della vita, e chi non ne ha è triste".