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Siena, alle Scotte il Covid costa 24 milioni l'anno. Ecco come sono stati spesi i soldi

Carlo Pellegrino
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A Siena è di circa 24 milioni l’aumento dei costi al quale ha fatto fronte l'Azienda Ospedaliera per combattere la pandemia. In particolare, nel 2020, rispetto al 2019 ci sono stati dieci milioni di contratti per il personale assunto per lottare contro il virus, ai quali vanno aggiunti un milione e mezzo per le sanificazioni, un milione e 200 mila euro per l’ossigeno, 800 mila euro per la sorveglianza degli accessi, 500 mila euro per lo smaltimento dei rifiuti, oltre a dieci milioni per i tamponi processati dalla Virologia per conto dell’Asl Toscana Sud Est. C’è di più. A questa spesa va aggiunto anche il valore economico al quale l’Aou Senese ha dovuto rinunciare per le attività ordinarie rinviate a causa della pandemia. “Parliamo di una riduzione del valore della produzione per il 2020 rispetto al 2019 di circa 20 milioni – afferma il direttore generale Antonio Barretta - Questo valore sarà inferiore nel 2021 soltanto grazie al forte impegno profuso dall’azienda nella ripartenza, tuttavia, una perdita di ricavi è prevista anche quest’anno”. La Regione Toscana ha indicato in 12 mila interventi chirurgici (il 10% in meno del 2019 quando sono stati oltre 13 mila) l’obiettivo del 2021 per il policlinico senese, traguardo che l'ospedale delle Scotte riuscirà a raggiungere a fine anno.

Nelle ultime settimane, anche in Toscana, si è parlato molto dei rimborsi che dovranno arrivare dal Governo per le spese sostenute dalle Regioni nell’affrontare la pandemia. “Non è mio compito commentare cosa stia accadendo in questa interlocuzione – osserva il direttore generale dell’Aou Senese - ma di certo ogni azienda è stata chiamata a fare del proprio meglio in questa fase così difficile e drammatica. La nostra si sta impegnando con grande attenzione all’aspetto dell’efficienza, coniugando sostenibilità economica e qualità dei servizi offerti, nonostante la pandemia”. Poi il professor Barretta si concede una riflessione amara. “Dispiacerebbe se dal livello statale non giungesse un riconoscimento economico poiché – spiega - una pandemia come quella attuale non può essere gestita con le stesse risorse del 2019, come dimostrano i nostri dati. Non siamo i soli, ovviamente, pensate a quanto ha speso una Asl per le Usca, per gli alberghi sanitari, i tracciamenti e tutto il resto. E’ un periodo straordinario e quindi non sorprende che un sistema sanitario regionale possa arrivare a spendere 300 o 400 milioni in più. Il Governo nazionale dovrebbe prevedere degli stanziamenti adeguati; ci sono anche altre Regioni, oltre alla Toscana, in difficoltà per quello che è stato speso. Oltre a ciò che non può essere quantificato, ovvero le prestazioni che non abbiamo potuto fornire ai cittadini a causa della pandemia”.

C’è poi un ulteriore aspetto. “Via via che la pandemia rientra, dovremo riavvicinarci alla normalità – conclude il direttore generale delle Scotte - La nostra azienda sta facendo la sua parte in termini di cura dei pazienti ma anche di efficienza. Proveremo a contrarre i costi via via che l’emergenza risulterà meno impattante, resta il fatto che queste spese le abbiamo sostenute. E come noi il resto delle aziende in Toscana. Pertanto, è giusto che queste spese vengano riconosciute dal Governo alle Regioni e dalle Regioni alle aziende”.