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Vaccino, lo scienziato Rino Rappuoli: "Obbligo necessario, purtroppo c'è chi non capisce. Variante Omicron? Ecco a che punto siamo"

Rino Rappuoli

Gennaro Groppa
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“Sono sempre stato contrario all’obbligo vaccinale perché ritenevo che i cittadini capissero di poter avere a disposizione un bene unico. Purtroppo vedo che ci sono ancora delle persone contrarie”. Il professor Rino Rappuoli è tornato a parlare, lo ha fatto nella sede di Siena di Confindustria, in occasione della presentazione del libro da lui scritto insieme a Lisa Bozza intitolato “I vaccini nell’era globale” (edito da Zanichelli). Un testo che racconta cosa è accaduto nella storia con le pandemie che hanno colpito l’umanità e che, ha detto Rappuoli, “è in questo momento indispensabile per arrivare a tutti e per far diventare friendly i vaccini, rendendoli alla portata di ognuno”. Il direttore scientifico e il responsabile dell’attività di ricerca e sviluppo esterna di Gsk Vaccines Siena ha spiegato che “I vaccini ci hanno ridato la libertà di uscire, ci hanno ridato la vita sociale e ci hanno fatto lavorare. Purtroppo vedo che ci sono ancora persone contrarie e secondo me la vaccinazione obbligatoria potrebbe a questo punto essere un male necessario”. Usa anche il registro dell’ironia: “I vaccini sono mattoni di ottimismo ma hanno un grande difetto, se non si usano non funzionano. Ai ragazzi delle scuole dovremmo spiegare anche la loro storia e far capire loro che hanno sconfitto le malattie infettive. Ai tempi di mio nonno la vita media era di 40 anni, oggi è di 83. Nel tempo abbiamo eliminato le malattie infettive che uccidevano milioni di persone, non riesco a pensare ad un’altra cosa che abbia avuto un impatto simile”.

La discussione è tornata poi sull’attualità del Covid: “Tutti i vaccini hanno funzionato – ha detto il responsabile dell’attività di ricerca e sviluppo esterna di Gsk – Per l’Aids ci si sta provando da decenni, ma senza risultato, se fosse stato così semplice avremmo un vaccino dal 1982. Il virus dell’Hiv muta continuamente, rimane sempre un passo avanti. La scienza a quel riguardo non ha ancora una soluzione. Il Covid cambia, sì, ma riusciamo comunque a stare al passo. Per fare un vaccino solitamente serve circa 1 miliardo di euro. Ma in questa circostanza, per il Covid, ci sono stati investimenti rilevanti soprattutto dal governo americano, che messo sul tavolo 13,5 miliardi dollari. Grazie a questo supporto economico arrivato dagli Stati Uniti i tempi sono stati velocizzati. Siamo riusciti quindi a fare i vaccini in dieci mesi ma senza saltare alcun passaggio. Ribadisco che non c’è alcun rischio su sicurezza ed efficacia dei vaccini”.

Un altro tema discusso è stato quello degli anticorpi monoclonali: “Delle 32 mutazioni della variante sudafricana Omicron solo quattro si avvicinano al modello computerizzato dei nostri anticorpi monoclonali, ma abbiamo un certa confidenza che questi continuino a funzionare. Gli anticorpi monoclonali sono in un momento avanzato, nella sperimentazione di fase clinica 2-3 che alla fine dovrebbe portare alla registrazione. Non stiamo andando così veloci come avremmo voluto ma, con i nuovi casi di Covid, speriamo di arrivare ad un’analisi intermedia entro la fine di quest’anno o l’inizio 2022. Per completare lo studio stiamo pensando di andare anche all’estero. Stiamo lavorando per essere un passo avanti al virus – ha proseguito Rappuoli. – Abbiamo già isolato gli anticorpi che dovrebbero essere in grado di controllare tutte le varianti che ci sono state finora e la sudafricana. Dovremo aspettare qualche giorno per vedere i risultati contro la Omicron. Stando ai modelli che si vedono al pc si osserva che questa ha maggiore effetto sui vaccini che avranno meno efficacia anche dopo le prime due dosi. Con la dose booster però si dovrebbe avere un livello anticorpale tale da coprire anche la sudafricana. Il super green pass? E’ uno strumento che serve a fare ragionare chi non vuole ragionare”.