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Mps, il sindaco De Mossi: "Vendere ad una grande banca estera"

Aldo Tani
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Banca Mps si muove da un tormentone a un altro. Terminato quello Unicredit è iniziato quello relativo al futuro. Non potrebbe essere altrimenti, perché l'accordo fallito con l'istituto di piazza Gae Aulenti ha rimesso il Tesoro davanti a un punto interrogativo: che farne di Montepaschi? Di soluzioni la piazza, istituzionale, finanziaria o politica che sia, ne ha proposte diverse. Dalla banca pubblica di investimento a un terzo polo bancario, dal fronte estero a realtà assicurative come Generali o Axa. Il ministero dell'economia procede in mezzo a questo labirinto, cercando un soggetto che possa garantire stabilità e soprattutto abbia le caratteristiche incorporare per Rocca Salimbeni, tutta o in parte. Operazione che potrebbe diventare più semplice se l'ulteriore durata di reggenza pubblica servisse a snellire anche l'azienda senese. Allora sì che i pretendenti si potrebbero affacciare alla finestra senza il bisogno di alzare la posta come fatto da Unicredit. Anzi, un assist del genere potrebbe rimettere in gioco proprio l'istituto guidato da Andrea Orcel, come prospettato qualche giorno fa dal Financial Times.

Chiudersi all'Italia però per Via XX Settembre potrebbe essere limitante nell'ottica di disfarsi del capitale azionario. Per lo meno secondo Luigi De Mossi, che, intervenendo alla trasmissione Rai "Re-start", ha tirato in ballo anche soluzioni estere. Il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, è rimasto generico, ma la strada più accreditata porta in terra francese. "Un'alternativa potrebbe essere quella di una vendita a una grande banca estera - ha detto il primo cittadino - ma a una condizione, che ci sia una partecipazione nella controllante. Se noi riusciamo ad averla in una società veicolo, noi sapremo qual è il futuro di Mps". Un percorso che per De Mossi deve iniziare subito: "Se noi riusciamo a ottenere la proroga, non vuol dire che ce ne scordiamo. Il futuro si costruisce ora". Presente anche il governatore Eugenio Giani, che si è soffermato sui numeri: "Va rivoltata la storia che si deve vendere a tutti i costi. I conti dicono che in attesa di ripresentarsi sul mercato o di altre alternative, la banca può camminare da sola".

In una serie di sponde incrociate, è arrivato di nuovo il turno di De Mossi: "Bisogna cercare dei partner che siano disponibili senza mettere il cappio al collo al Governo. La soluzione può essere una banca nazionale o trovare soggetti che siano disponibili a gestire la banca finché non ritorna sulla linea di galleggiamento". Pensiero che Giani ha quindi tradotto in questi termini: "Mi auguro che Mps riesca ad andare in autonomia per un paio di anni, respingendo il gigantismo bancario. Si tratta dell'unica realtà finanziaria del centro-sud che ha una grande rete retail. Le deve essere permesso di lavorare. Ce lo insegna l'ultimo anno". Tra gli insegnamenti trasmessi dal 2021, c'è anche quello di non dare mai nulla per scontato. La vicenda Unicredit lo ha dimostrato ampiamente e adesso sarebbe sbagliato considerare acquisita la pratica europea. La richiesta di proroga per uscire dal capitale azionario da parte del Tesoro è stata avanzata, ma l'accordo ancora non c'è. Da Bruxelles lo avevano chiarito qualche settimana fa e ieri è tornata a farlo Margrethe Vestager. "Siamo in contatto stretto con le autorità italiane sulle diverse questioni che riguardano Monte dei Paschi di Siena e i loro impegni - ha detto la vicepresidente della Commissione Europa, da sempre simbolo di intransigenza - quindi resta da vedere e torneremo su questo più avanti".