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Monte Paschi Siena, De Mossi: “Proroga dei termini utile per avere pluralità di acquirenti. Ma con un advisor indipendente”

Gennaro Groppa
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Il sindaco di Siena, Luigi De Mossi, torna a parlare della Banca Mps. “L’obiettivo principale, una cosa che avevo anche proposto, sarebbe quello che la Fondazione Mps e forse anche la Regione Toscana avessero una partecipazione nella controllante di Banca Mps. Ciò poteva avere un valore rilevante. Con una partecipazione nella controllante, anche piccola, si riesce a valutare la controllata e quindi a capire il destino prima che il destino si compia”. “Io ho scritto al premier Mario Draghi e al ministro dell’economia Daniele Franco e ancora attendo una risposta, ma capisco che hanno da fare, hanno diversi dossier sul tavolo di grande importanza e non credo che tutto il giorno stiano a pensare a Mps. A mio modo di vedere la trattativa con UniCredit è saltata perché avendo un unico soggetto che dialogava con il governo per la Banca Mps mi pare che questo soggetto, se mi posso permettere, ha tirato un po’ troppo la corda. Quindi ora mi pare che si stia andando ad una proroga dei tempi per la decisione, cosa che auspicavo da tempo”.

 

 

“Questa proroga – ha detto ancora il primo cittadino – deve comunque permettere di avere una pluralità di possibili acquirenti e soggetti che possano essere interessati a questo tipo di iniziativa. Magari, mi permetto di dire, con un advisor davvero indipendente e che possa raccogliere una serie di possibilità anche per scegliere quella meno esosa per il governo. In genere il prezzo lo fa il venditore, non l’acquirente. Nella situazione che abbiamo vissuto si era invece ribaltato quello che è il rapporto abituale tra chi vende e chi compra. E’ vero che se la casa è messa male si media, tuttavia così mi pare che ci fosse stato uno sbilanciamento assoluto in favore dell’acquirente”.

 

 

Con una proroga ed uno slittamento dei tempi per conoscere il futuro di Banca Mps l’attesa è adesso concentrata sul sapere quello che potrà essere il piano industriale di Rocca Salimbeni, e quindi quale dovrà essere l’aumento di capitale necessario e quanti gli esuberi gestiti dal fondo apposito. Su questo fronte si parla di circa 4 mila persone in cinque anni, pari al 20% della forza lavoro attuale della banca. E’ quanto è emerso dall’audizione dell’amministratore delegato Guido Bastianini alla commissione di inchiesta sul sistema bancario. Gli esuberi dovrebbero partire dal 2022 per rispettare le richieste di Bruxelles e ottenere la proroga della presenza dello Stato nell’istituto. Bastianini ha ammesso che ipotesi diverse rispetto ai 2.500 esuberi contemplati nell’attuale piano del Monte “sono possibili e verranno verosimilmente esaminate nella predisposizione delle opzioni strategiche per il periodo 2022-2026”, ovvero con il nuovo piano industriale. L’operazione costerebbe alla banca circa 950 milioni da spesare nel primo anno e quindi sul bilancio 2022.