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Lutto nel mondo del Palio, è morto Oppio: trionfatore per il Drago nel luglio 2014

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Marco Decandia
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Il mondo del Palio piange la scomparsa di un altro dei suoi protagonisti a quattro zampe. E’ morto Oppio, barbero di 14 anni vittorioso per i colori del Drago il 2 luglio 2014, guidato magistralmente da Alberto Ricceri detto Salasso. L’impressione è che il grigio di Giuliano Brandini (anche lui se ne è andato nel corso di questa annata) abbia raccolto sul tufo meno di quanto avrebbe meritato, tra esclusioni da parte dei capitani e prove sfortunate quando ha avuto occasione di esibirsi nella Conchiglia. Ma già il fatto che al debutto assoluto, nell’agosto del 2013, fosse stato scelto da Luigi Bruschelli detto Trecciolino per difendere l’onore del Nicchio la dice lunga sulla considerazione che aveva negli ambienti che gravitano intorno alla Piazza.

 

 

Come detto, alla sua seconda apparizione tagliò per primo il traguardo, poi nell’agosto del 2014 andò in sorte al Leocorno e fu affidato a Giuseppe Zedde detto Gingillo, senza ripetersi. Il 2 luglio 2015 fu accolto dall’Oca, che volle puntare su Francesco Caria detto Tremendo, poi ad agosto, e anche nel luglio 2016, si presentò alla Tratta senza essere prescelto. Ad agosto, invece, rientrò nel lotto, e l’Aquila appena diventata nonna tentò il clamoroso colpo di togliersi subito la cuffia regalandogli le mani fatate di Giovanni Atzeni detto Tittia. La cosa quasi riuscì, facendo saltare il cuore in gola alla gente di via del Capitano. Da allora, Oppio è tornato all’ombra della torre del Mangia solo due volte, tra polemiche e sfoghi dei proprietari, non sempre d’accordo con i risultati delle previsite. Nel luglio del 2018 fu nuovamente bocciato dai capitani, nell’agosto del 2019 andò invece al canape, con Andrea Coghe detto Tempesta e con la spennacchiera dell’Istrice. Aveva 12 anni e quello è stato l’ultimo Palio non solo per lui, ma per tutta Siena, travolta dal ciclone Covid.

 

 

Alberto Ricceri, unico “assassino” ad aver vinto con questo campione descritto come difficile, di lui ha detto: “Andava proprio forte. Ci ho trovato un gran feeling da subito e dopo aver avuto un grande fantino come Trecciolino a guidarlo e a fargli prendere confidenza con la Piazza, con me ha potuto dimostrare tutte le sue qualità”.
Figlio di Afara (vista una sola volta, nel luglio 2004 per i colori del Valdimontone con Giuseppe Pes) e di Bombolino, re degli stalloni con il marchio dell’allevamento Da Clodia di Massimiliano Narduzzi, il primo a mettere le mani sul potente grigio è stato Massimo Coghe detto Massimino, che lo ha domato e lo ha instradato prima in provincia e poi verso la magia del tufo. Una sorta di cerchio che si chiude, visto che è stato proprio suo figlio Andrea a montarlo nella sua ultima corsa nell’anello intorno alla Conchiglia. Oppio, in casa Brandini, era uno di famiglia, era il fiore all’occhiello di Giuliano e della figlia Caterina, che più volte ha alzato la voce per difenderlo quando lo riteneva vittima di ingiustizie e pregiudizi. Adesso se ne è andato a testa alta, forse per correre una volta per tutte dal suo “babbo” umano che lo aveva lasciato solo.