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Bufera sul caso dehor, il priore della Selva: "Colpa del mancato dialogo, bene che la struttura sia sparita"

Marco Decandia
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Domenica è stata eletta priore della Selva con l’88% di consensi, tra due giorni si insedierà ufficialmente in assemblea, ma nel frattempo ha già dovuto fronteggiare un inghippo che ha fatto davvero rumore in tutta la città di Siena. Benedetta Mocenni, con un “cognome d’arte” che in Vallepiatta non passa inosservato, non è un tipo che si tira indietro, e ha avuto modo di dimostrarlo prima ancora di fregiarsi del titolo di onoranda. Neanche a dirlo, il nodo che ha dovuto contribuire a sciogliere è quello del dehor che stava crescendo davanti al Battistero e che adesso non c’è più.

 

 

“Siamo rimasti sorpresi noi per primi - spiega la dirigente. - Il 2 novembre, al termine della cerimonia in onore dei defunti nel nostro oratorio, siamo usciti e ci siamo accorti che avevano cominciato a montarlo. Non capivamo nemmeno di cosa si trattasse, ma la sera stessa c’erano già i vigili che mettevano in sicurezza l'area, così le spiegazioni le abbiamo avute da loro. La mattina dopo abbiamo contattato l'amministrazione comunale e Opera laboratori, che gestisce il locale davanti a cui si stava sviluppando l’allestimento. Piazza San Giovanni non ha bisogno di niente che ne disturbi l'equilibrio perfetto, è così bella che anche noi quando ci facciamo le cene della vittoria, che sono casuali anche se per ora frequenti, fortunatamente, ma soprattutto quelle della prova generale, non andiamo ad addobbare più di tanto quello spazio. E' stato progettato così bene che non può essere assolutamente alterato da strutture temporanee”. 
 

 

Lo ha reputato una sorta di sgarro alla contrada? "Con il bar, con il ristorante e con tutte le attività abbiamo sempre cercato non solo un dialogo, ma anche una condivisione. Ci andiamo a bere e a mangiare sia per il piacere di vivere il nostro territorio, sia per rispetto reciproco e aiuto. Qui però si parla di una cosa troppo impattante, che forse nell’idea della proprietà doveva riguardare solo il periodo di emergenza, ma il punto interrogativo sarebbe stato pesante, perché non si sa quanto durerà. Inoltre non si sarebbe trattato solo di una pedana, già di per sé molto grande: vedendo il rendering, è emerso che la struttura avrebbe occupato un notevole volume anche in altezza. Quindi la prima preoccupazione è stata come senesi, per la visuale del Battistero. L'altra, da selvaioli, era la convivenza con le nostre attività, visto che in quella piazza ormai cominciamo a starci stretti e non possiamo permetterci di avere una riduzione ulteriore delle superfici”.

 

 

Opera laboratori ha chiesto scusa solo alla Selva, respingendo al mittente tutte le accuse del Comune. "Credo che alla base ci sia stata una mancanza di dialogo. Per questo Opera ha ritenuto di scusarsi, cosa che apprezzo. Con il responsabile Stefano Di Bello mi sono sempre sentita in maniera cordiale, in questi giorni, per avere gli ultimi chiarimenti. Condivido la sua scelta di fare un passo indietro: è stato tolto tutto, segno che ha capito che forse la cosa non era ben accolta dalla cittadinanza intera. Non entro nel merito delle scelte degli organi competenti, il Comune e la Soprintendenza, se sarà coinvolta, faranno il loro percorso. Dal punto di vista della città e della contrada della Selva, però, il fatto che la pedana sia stata smontata non può che essere accolto in maniera positiva”.