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Mps, l'ad di Bpm ammette: "Mai avuto interesse, operazione troppo complicata per noi"

Aldo Tani
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Mps non è una banca facile da comprare. Lo ha detto la trattativa con Unicredit, lo hanno certificato i numeri della trimestrale e continua a ribadirlo il mercato. Per struttura e corollario di zavorre (crediti deteriorati e rischi per le cause legali), è praticamente indigesta a quasi tutti i privati italiani. Le eccezioni sono rappresentate da Intesa, che però non è mai scesa in campo, e appunto da Unicredit

 

 

Nella frenetica corsa a un acquirente, era stato gettato nella mischia anche Banco Bpm, sebbene, ufficialmente, l’istituto guidato da Giuseppe Castagna non abbia mai espresso interesse. Le ragioni le ha spiegate lo stesso amministratore delegato nel corso della presentazione dei risultati del trimestre: “L’operazione Mps ha dimensioni molto importanti. La trattativa con Unicredit ha mostrato i grandi oneri di ristrutturazione ancora da completare. Noi non ce la sentivamo di entrare in un’operazione così complicata sia per dimensioni che per asset”. Il banchiere ha chiarito di “non aver mai visto il dossier seriamente”, ma ha poi aggiunto che in precedenza un contatto c’è stato: “In passato noi ci siamo messi a disposizione, dicendo che potevamo guardare ad alcune parti e che siamo disponibili ad esaminare le aree geografiche, ma è stato più un discorso per dare il nostro contributo che non per un interesse specifico per quell’operazione”. Castagna ha poi rivolto lo sguardo al presente e alle azioni che attendono lo Stato, che detiene il pacchetto maggiore di Rocca Salimbeni e deve fare i conti anche con l’Europa: “Sono molto rispettoso del lavoro che sta facendo il Mef. L’azionista di Mps ha una forte esperienza nel settore bancario. Hanno tutte le opzioni a disposizione e valuteranno quella migliore”. 

 

 

Esclusa per il momento la pista della vendita, l’attenzione è adesso posta sulla ricapitalizzazione. Azione da portare a termine quanto prima, come sottolineato dall’ad di Rocca Salimbeni, Guido Bastianini. A confortarlo i numeri, che secondo la Cisl sono anche frutto del lavoro dei dipendenti, esplicitamente citati e ringraziati dal segretario generale Emanuela Anichini. Qualche appiglio ora ci potrebbe pure essere, anche se il percorso dovrà contemplare una cura dimagrante, che dovrebbe andare a ricadere sia sul personale che sulle filiali dell’istituto senese. A questo proposito, il presidente di Anci Toscana, Matteo Biffoni, ha scritto alla Consulta delle Fondazioni bancarie per non privare i territori periferici degli sportelli bancari: “Sappiamo bene quali siano i compiti delle banche e delle fondazioni - si legge nel documento redatto e presentato, - ma un’opera di moral suasion da parte di tutte le fondazioni toscane, sarebbe da noi e dalle nostre comunità molto apprezzato”.