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Vaccino, Monaco: "Ora medici in prima linea per il vaccino. I dottori no vax? Restano a casa"

Emanuele Giorgi
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Da oggi, martedì 2 novembre, in provincia di Siena cessano la propria attività gli hub vaccinali di Arbia, Chiusi e Abbadia San Salvatore. Una decisione, quella dell’Asl Toscana sud est, che è arrivata con una delibera firmata dal direttore generale Antonio D’Urso. “La nuova strategia organizzativa della campagna anti Covid – aveva detto D’Urso – è determinata dall’elevato grado di copertura della popolazione”. A fare eco a D’Urso era intervenuta anche Simona Dei, direttore sanitario dell’Asl Toscana sud est, che aveva spiegato: “I medici di medicina generale, che sono stati decisivi per raggiungere una copertura pressoché totale degli over 80, sono già all’opera così come tutte le farmacie che hanno dato la propria disponibilità. In considerazione di questo e dei numeri cambiati rispetto ai mesi scorsi, è possibile prevedere una rimodulazione dell’attuale sistema dei centri vaccinali, mantenendo comunque operative le sedi principali”. Una decisione, che al momento, non sembra impensierire i medici.

Roberto Monaco, presidente dell’Ordine dei medici, i medici di base con che spirito hanno accolto i nuovi cambiamenti?

“Con lo spirito di sempre: i medici di famiglia hanno sempre dato il loro contributo in ogni fase della pandemia, e sono pronti a fare la loro parte anche in questo frangente. Se in futuro si dovesse andare incontro ad un aumento dei tassi di positivi e dei casi, allora forse gli hub potrebbero tornare ancora utili, vista la strutturazione migliore. Detto ciò, la decisione di responsabilizzare i medici di base non ci sorprende perché fa parte del lavoro quotidiano del medico. Dopotutto, tutte le campagne vaccinali sono sempre state condotte dai medici di famiglia senza criticità”.

I medici vaccinatori, a suo tempo, sono stati assunti con contratto a tempo determinato. Adesso che ne sarà di loro?

“Questa, ovviamente, è una scelta che spetta al governo e a nessun altro. Se ci sarà ancora bisogno di loro penso che le opzioni siano quelle di indire nuovi bandi o riconfermare i medici già in servizio. Dal canto mio, voglio sottolineare il grande spirito di servizio con cui tanti medici, soprattutto pensionati, hanno messo al primo posto il codice deontologico ed il giuramento di Ippocrate”.

Le sospensioni dei sanitari che rifiutano il vaccino stanno proseguendo?

“La prima cosa che mi sento di dire è che per me un medico che non si fida della scienza delegittima in primis se stesso. In ogni caso si sta andando avanti con le sospensioni insieme all’Asl. Su Siena ci sono alcuni medici che, dopo il richiamo dell’Asl, hanno preso l’unica decisione possibile e si sono vaccinati, e che quindi sono stati reintegrati. La nostra unica regola è che noi dobbiamo avere più paura del Covid che del vaccino. Questa malattia si è portata via oltre 130.000 persone, sono numeri enormi: una intera città che non esiste più. D’altro canto, le possibilità che il vaccino abbia effetti avversi gravi sono infinitesimali”.

Nel caso di sospensioni di professionisti altamente specializzati, non si rischia di creare un danno al servizio sanitario?

“Il problema della carenza di medici specializzati è atavico, ma non possiamo risolvere un problema simile lasciando medici no-vax in servizio. Il nostro primo obiettivo deve essere proprio quello di tutelare la salute pubblica, e noi oggi stiamo facendo questo. Ciò non toglie che la carenza dei medici è un problema che deve essere affrontato e non può essere negato da nessuno”.