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Siena, "David Rossi ha ceduto a stress e paura". Le testimonianze di Peruzzi e Strambi

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Stress e paura di finire nel tritacarne giudiziario. Secondo Cesare Peruzzi e Tommaso Strambi, David Rossi non sarebbe riuscito ad avere la meglio su questi due “demoni”. Entrambi i giornalisti (il primo ex Sole 24 ore, l'altro allora a capo della redazione senese de La Nazione), davanti alla commissione parlamentare di inchiesta che segue il caso, si sono detti convinti che il responsabile della comunicazione di Banca Mps abbia trovato la morte per gesto volontario. 
“Per uccidere una persona ci vuole un movente e non riesco a immaginare quale movente ci fosse per uccidere Rossi - ha affermato Peruzzi - Poi se si vuole fare fuori qualcuno, non lo si fa alle 20.30, quando dentro una banca ci sono ancora tanti colleghi e telecamere di sorveglianza”. Da qui la motivazione: “Penso che sia stata decisiva la depressione e in un attimo di lucida follia in cui si è tolto da una situazione di disagio che aveva”. 

Un pensiero ribadito anche da Strambi: “E’ credibile (che si sia ucciso). Nei giorni precedenti avevo notato un livello di stress molto più elevato, ma lo inquadrai come una stanchezza”. Ragionamenti arrivati da chi ha vissuto quel periodo in prima fila, tra gli scandali che travolgevano il Monte dei Paschi di Siena, giorno dopo giorno, e le notizie da rincorrere. Strambi però aveva una frequentazione con Rossi anche extralavorativa, andando spesso a correre con lui. Di quei momenti ha impressi alcuni giorni, come il 19 febbraio, quando David è oggetto di una perquisizione insieme all’ex presidente Giuseppe Mussari e al direttore generale Antonio Vigni: “Gli dissi che lo avrei scritto, ma non ne fece una questione. Sapeva di non essere indagato”.

Poi il 4 marzo, due giorni prima della morte, “mi chiese aiuto perché voleva andare a parlare con i magistrati, perché era stato inquadrato in un certo modo. Io gli dissi che se li avesse chiamati, lo avrebbero ascoltato, ma al tempo stesso, aggiunsi che non era il caso di preoccuparsi così tanto. Quel giorno lo vidi diverso, non impeccabile nell’aspetto come era solito essere”. L’altra data è il 28 febbraio, quando il Cda decise l’azione di responsabilità contro gli ex vertici. La banca il giorno dopo presentò un esposto in Procura per la fuga di notizie: “E' stato dimostrato che Rossi non c'entrava niente e parlando sia con Profumo che con Viola, mi confermarono piena fiducia in lui”. Passaggi non nuovi, ma come ha affermato il presidente della commissione d’inchiesta Pierantonio Zanettin, “importanti per ricostruire il contesto storico del tempo”. La commissione riprenderà le audizioni giovedì 4 novembre con Carla Ciani, la mental coach utilizzata da Banca Mps. Poi la settimana successiva, Chiara Galgani, componente dello staff comunicazione, e l'imprenditore Fulvio Muzzi.