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Covid, Siena: alle Scotte 20 ricoveri, un anno fa erano 50

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Gli otto decessi in appena cinque giorni, tra venerdì e martedì, sono un monito chiaro: il Coronavirus uccide ancora e la battaglia è ben lontana dall’essere vinta. Eppure, un anno dopo, la situazione all’ospedale Le Scotte di Siena non è comparabile. Lo dicono i numeri: oggi in area Covid ci sono 20 malati, il 28 ottobre del 2020 molti di più, 50; ieri un solo nuovo ingresso, ben dieci il 27 ottobre 2020. Era stata appena riaperta la bolla destinata ai pazienti colpiti dal virus, per far fronte a una situazione in costante peggioramento che l’allora direttore generale dell’Aou Senese, Valtere Giovannini, definiva “seria e preoccupante”. Anche perché la pandemia capace di intasare i reparti, l’incubo vissuto mesi prima nelle regioni del nord, Siena non lo aveva ancora conosciuto: era l’inizio di una lunga fase di emergenza conclusa di fatto soltanto alla fine della scorsa primavera, dopo un picco di addirittura 140 ricoverati, un dato gigantesco per una provincia di 267mila abitanti.

 

 

Oggi tutto sembra molto diverso. Siena, la Toscana e l’Italia vengono da una lunga fase di quasi normalità, cinque mesi senza restrizioni se non l’uso delle mascherine al chiuso e le limitazioni ai grandi eventi. Non ci sono lockdown o misure particolari all’orizzonte, quelle che invece lo scorso anno erano già in atto. La differenza, insomma, sta tutta in una percentuale, quella dei vaccinati, che nel Senese supera l’80% permettendo di convivere con il virus con una relativa serenità.

 

 

La storia ormai la dovrebbero conoscere tutti: anche se la vita adesso è quasi normale e quindi si hanno infinite possibilità in più di entrare in contatto con il virus, la barriera del vaccini permette di infettarsi di meno, di ammalarsi ancora di meno, di finire in ospedale ancora di meno, di morire ancora di meno. Possibilità che crollano ma che purtroppo, anche questo lo sanno – quasi – tutti, non si azzerano. Da qui il lato triste, anzi tragico, della medaglia. Due morti venerdì, uno sabato, due lunedì, tre ieri: un bollettino terribile dopo mesi in cui la parola decesso era fortunatamente diventata una rarità. Giornate nelle quali si sono concentrate le conseguenze fatali per un gruppo di persone diverse: ultrasettantenni non vaccinati, over 80 che avevano sì ricevuto la somministrazione, ma erano finiti in ospedale perché provati da altre gravi malattie. Accomunati da un destino comune, quello di essere entrati in contatti con il Covid. Nemico terribile ma che oggi, grazie ai vaccini, fa un po’ meno paura.