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Siena: anticorpi monoclonali Tls, pochi pazienti. Si cerca all'estero, alle Scotte curati in 40

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Complessivamente servono circa 400 pazienti, nei vari centri che su questo tema stanno lavorando nel Paese, per arrivare a dei dati che possano far giungere ad una valutazione, e si spera ad una approvazione, per il lavoro che da tempo il Monoclonal antibody discovery (Mad) Lab di Toscana life sciences, coordinato dal professor Rino Rappuoli, sta effettuando sul farmaco degli anticorpi monoclonali. A quel numero non si è ancora arrivati. E infatti, a Repubblica, il presidente di Tls Fabrizio Landi ha dichiarato che una parte del lavoro potrebbe ora essere condotta all’estero. Il lavoro è adesso nelle sue fasi 2 e 3, quelle finali. Tuttavia si è chiaramente verificato uno slittamento dei tempi rispetto a quelle che erano state le rosee aspettative della vigilia. Inizialmente, infatti, si era ipotizzato che i monoclonali di Tls potessero essere approvati e quindi utilizzati già dalla primavera. Successivamente si è parlato di luglio e poi di ottobre come tempistica definitiva. Ora ad ottobre siamo arrivati ma il lavoro prosegue. 

 

 


In quest’ottica si deve valutare e considerare quella che è stata la presa di posizione del presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani. E’ ora necessaria una accelerazione delle operazioni. Giani si rivolge non tanto ai “suoi”, ai toscani che stanno effettuando il lavoro, quanto a chi lo sta facendo in altri territori nazionali. Perché per arrivare ad una valutazione effettiva degli studi si devono trattare 400 pazienti in una zona geografica ampia e vasta, praticamente in tutto il Paese. E invece, come ha detto Giani, “il 70% del lavoro è stato fino ad ora compiuto in Toscana. L’appello lo faccio alle Regioni perché questo è un anticorpo made in Italy, che quindi sarà importante in quanto a differenza della vaccinazione è uno strumento nostro. La convenzione con Tls l’ha fatta la Regione Toscana ma soprattutto il ministero della sanità”. In Toscana quindi, afferma Giani, è stato fin qui compiuto il 70% del lavoro. Ad oggi all’ospedale delle Scotte sono stati trattati oltre 140 pazienti con i monoclonali, di cui circa 100 con i farmaci approvati dall’Aifa e circa 40 con gli sperimentali di Tls. Per quanto riguarda gli sperimentali di Tls il numero è in linea con quanto stabilito all’inizio della programmazione e sarà incrementato nei prossimi giorni.

 

 


Sono tre i centri toscani dove viene effettuata la sperimentazione dei monoclonali di Tls: oltre alle Scotte di Siena il lavoro viene portato avanti a Firenze e a Pisa. Ed i numeri di questi centri sono significativi. Lo sono anche nel centro di Parma, che è stato insieme a quelli toscani uno dei primi ad essere attivato. Non altrettanto sta invece avvenendo in altre realtà. Sono in totale 11 nel Paese i centri che stanno lavorando: Roma, Piacenza, Foggia, Siena, Vercelli, Verona, Milano, Parma, Pisa, Firenze, Napoli.  Ci sono varie problematiche che si stanno affrontando in questa fase. Tra queste, anche le regoli stringenti alla base del lavoro. Un paziente deve dare la propria disponibilità ed accettazione alla sperimentazione non oltre le 72 ore dal momento in cui viene a conoscenza della positività al Covid. Tre giorni possono sembrare molti, ma possono non esserlo per chi all’improvviso viene a conoscenza di aver contratto un virus che da ormai da quasi due anni sta mietendo vittime in tutto il mondo. In più, paradossalmente, il calo dei contagi nel Paese diminuisce il numero di potenziali persone che possano sottoporsi alla sperimentazione. L’arruolamento dei pazienti non è quindi semplice in questo momento. 
Il governatore Giani torna a parlare della questione al Corriere di Siena: “Il mio appello è rivolto a varie Regioni italiane. La Toscana ha fatto il massimo, ci aspettiamo impegno sul tema anche da altri territori. Affronterò la questione con altri presidenti di Regione, l’intento è che si arrivi ad una maggiore sensibilizzazione in tutto il Paese. Ricordo che ad ottobre dello scorso anno ero con il professor Rino Rappuoli quando arrivò l’autorizzazione per la sperimentazione. Credevo che dopo un anno il lavoro potesse essere già stato concluso. Ora serve sensibilità anche in altre zone del Paese”.