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"Questa è una città che nasconde": l'audizione secretata di Pierluigi Piccini sul caso David Rossi

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Tanto vissuto personale, quasi fino alle lacrime. Pierluigi Piccini, di fronte alla commissione parlamentare di inchiesta sulla morte di David Rossi, è partito da lontano. Dai suoi primi passi in Consiglio comunale fino all'elezione a sindaco all'inizio degli anni Novanta. È in quel momento che la sua vita si incrocia con quella del futuro capo della comunicazione di Banca Mps. È il periodo della svolta per Rocca Salimbeni, trasformata in società per azioni. Insieme a loro cresce anche l'influenza di Piccini e conseguemente quella di Rossi.

 


Le loro strade però si dividono bruscamente, quando il sindaco non riesce a presiedere la Fondazione Mps e Rossi invece di seguirlo a Parigi, passa alla corte di Giuseppe Mussari: chiamato a guidare l'ente di Palazzo Sansedoni. La storia va poi avanti veloce e si arriva al 6 marzo 2013. Piccini, ieri sera in audizione, ai commissari ha raccontato di essere convinto del suicidio fino a quando alcune inchieste giornalistiche lo convincono del contrario. Da qui il salto al caso che lo vede protagonista con i servizi delle Iene. La storia dei presunti festini, l'indagine poi archiviate della Procura di Genova e quella che riguarda lui stesso, indagato per diffamazione.

 

 


Dalle serate l'attenzione di Piccini si sposta sulle dinamiche di Siena: “La città ha accolto queste voci (le feste, ndr) come sempre con la teoria dell'amico-nemico, vi sono forme di accettazione passiva. Si cerca di nasconderla. É una città difficile, che nasconde, che non vuole farsi sentire dire quello che non va”. Prima che l'audizione fosse secretata, Piccini ha parlato anche dei rapporti che aveva con la famiglia di Rossi, con il fratello Ranieri e con la madre. Per finire con il suo ricordo di David: “Era una persona intelligente e sensibile. Gli ho voluto bene e mi ha insegnato a conoscere la città. È morto male”.