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Mps, i sindacati denunciano la banca per procedure irregolari: relazioni interrotte

Aldo Tani
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Dopo la piazza, il tribunale. I sindacati hanno deciso di alzare l’asticella, presentando una denuncia contro Banca Mps per “comportamento antisindacale”. Contestualmente “le relazioni industriali, centrali e periferiche, si intendono interrotte fino a data da destinarsi”. Una primizia all’ombra della statua di Sallustio Bandini, perché a livello centrale, non era mai successo che fosse avviata un’istanza del genere contro l’istituto di credito. Testimonianza di una rottura consolidata tra le parti, con le maestranze che a fine settembre, dopo nove anni, erano tornate a scendere in strada con uno sciopero generale. In questo caso però la trattativa tra Unicredit e il Governo per la cessione di alcuni rami di Montepaschi, resta sullo sfondo. 

 

 

La via del palazzo di giustizia di Siena è stata presa come risposta a una serie di procedure avviate dalla banca mentre era in vigore lo stato di agitazione. La prima è relativa alla chiusura di cinquanta filiali, come preventivato dal piano “Stand alone”: un progetto, quello varato dall’ad di Rocca Salimbeni, Guido Bastianini, peraltro rimasto in sospeso e mai approvato dall’Europa. Un’altra è inerente il distaccamento per altri 10 anni di 270 lavoratori di Fruendo attraverso l’uso inedito del contratto di rete: società creata ad hoc per funzioni di back office tempo fa e che è stata coinvolta in un lungo iter giudiziario. La terza è la revisione del modello Corporate, che ha visto la banca unire le attività di private banking e quella corporate in un’unica unità organizzativa allo scopo di incrementare la sinergia tra i due business. 

 

 

Fronti già minati da una diffida, diventata adesso una denuncia. “La Banca non ci ha lasciato altra scelta - hanno dichiarato in una nota le segreterie di coordinamento di Banca Mps - Per questo, abbiamo unitariamente conferito ai nostri avvocati il mandato di ricorrere contro la Banca Monte dei Paschi di Siena ai sensi dell’articolo 28 della legge 300 del 1970 per la repressione del comportamento antisindacale”. Considerazioni dettagliate nei passaggi successivi: “E' un atto grave, che abbiamo lungamente ponderato e al quale fino a poco tempo fa non avremmo mai pensato di arrivare. Ma è un atto dovuto. Dovuto nei confronti di un’azienda che ha fortemente smarrito la sua identità e dovuto alle lavoratrici e ai lavoratori che non meritano tali deprecabili scorrettezze”. Dall’inizio dell’anno i sindacati hanno più volto richiamato l’attenzione della banca sulla necessità di conoscere quello che ne sarebbe stato di Mps. I vertici hanno risposto con segnali minimi, diventati poi nulli una volta che Unicredit ha mostrato interesse verso Rocca Salimbeni. Un copione peraltro tenuto anche dal Tesoro, azionista di maggioranza dell’istituto di credito senese, che ha rimbalzato le richieste di chiarimenti arrivate da istituzioni e rappresentanti politici. Ora sarà il giudice del lavoro a esprimersi sulla validità delle procedure e i tempi non dovrebbero essere troppo lunghi. Dalla banca invece non è arrivato nessuno commento su quanto avvenuto, anche se è probabile che, visto il momento delicato, l’intervento di un tribunale non sia il massimo. Soprattutto adesso che la trattativa con Unicredit potrebbe essere in dirittura di arrivo. L’ultimo argine a possibili annunci era rappresentato dai ballottaggi, ma chiuse le urne, a questo punto è più che altro questione di quando che non di se. La data che va per la maggiore resta il 27 ottobre, quando l’ad dell’istituto di piazza Gae Aulenti, Andrea Orcel presenterà in cda i dati sulla trimestrale, oppure il giorno successivo quando verranno resi pubblici. Il tempo che manca sarà utilizzato per limare gli ultimi dettagli e, possibilmente, indorare ancora di più la pillola. Fase che impegnerà lo Stato a valutare il range richiesto dall’aumento di capitale: passaggio fondamentale per completare l’operazione. Finora la cifra ventilata era di 3 miliardi di euro, ma il dato aggiornato dice 5 miliardi. Addirittura, secondi vicino al dossier, per una copertura duratura si potrebbe salire fino a 7 miliardi: soldi ovviamente pubblici. Numeri che parlano da soli e dicono tanto, forse anche troppo.