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Siena, presunta cellula eversiva progettava attacco a moschea: la sentenza slitta al 2022

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Si sposta al febbraio del 2022 la decisione del tribunale di Firenze sul caso della presunta cellula nera eversiva della provincia di Siena, che progettava di far saltare in aria la moschea di Colle di Val d'Elsa. Ieri in aula era fissata l'udienza finale del procedimento dinanzi al gup Agnese De Girolamo al termine del quale sarebbe dovuto arrivare il verdetto, ma per l'assenza del pubblico ministero è stato deciso di rinviare ad altra data per permettere il regolare svolgimento della discussione, al termine della quale la Procura farà le sue richieste di condanna.

 


Imputati sono, come noto, Andrea e Yuri Chesi, di 60 e 24 anni, padre e figlio senesi. Su di loro pendono le accuse di detenzione di armi e materiale esplosivo in concorso. Ad Andrea Chesi, inoltre, è contestata l'aggravante della finalità terroristica o dell'eversione, e l'istigazione a delinquere, decaduta invece l'accusa di associazione a delinquere. I due erano stati arrestati – e sottoposti a misura cautelare - dopo un blitz della Polizia e della Direzione distrettuale antimafia di Firenze, che avevano scoperto nella loro abitazione, situata nel comune di Sovicille, un vero e proprio arsenale bellico da collezione, con tanto di lanciarazzi e pezzi risalenti alle guerre mondiali, insieme ad altri esplosivi immagazzinati in giro per la provincia. 

 


L'inchiesta, partita dall'analisi di intercettazioni telefoniche e dei vari profili social, aveva ipotizzato l'esistenza di un gruppo armato (composto, oltre che dai due Chesi, da altri sette soggetti, che però sono stati scagionati successivamente dalle accuse) pronto a rovesciare l'ordinamento democratico. Secondo le ipotesi degli inquirenti, gli estremisti di destra del Movimento Idea Sociale, di matrice orgogliosamente fascista e nazista, sarebbero stati pronti perfino a far saltare in aria la moschea di Colle di Val d'Elsa. Un folle progetto che gli stessi indagati paventavano durante alcune cene. Tutte intenzioni che i legali avevano però derubricato a semplici “sparate” durante convivi goliardici e un po' esaltati, ma che in ogni caso avevano fortemente allertato le autorità, vista anche la ingente quantità di ordigni e munizioni rinvenuta. Tutti elementi che avevano convinto gli investigatori a non fermarsi all'ipotesi di una semplice passione per il collezionismo di armamenti bellici d'epoca. Appuntamento dunque a febbraio, quando dopo che sarà sentito Yuri Chesi, si procederà con la discussione, al termine della quale il giudice si ritirerà in camera di Consiglio.