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Stupro su una studentessa: "Ci fu violenza e costrizione". Chiuse le indagini, le contromosse delle difese

Claudio Coli
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Violenza di gruppo e costrizione: sono queste, per adesso, le determinazioni del pm Nicola Marini in relazione al caso della studentessa dell'Università di Siena che nella notte tra il 30 e il 31 maggio scorso, in una casa nel centro di Siena, sarebbe stata vittima di un presunto abuso, consumato per gli investigatori da tre giovani (un quarto minore dalla posizione più defilata è valutato dal Tribunale per i minorenni di Firenze).

 

 

Il magistrato ha chiuso nei giorni scorsi la sua indagine preliminare, notificando il contestuale avviso 415 e confermando per il momento le ipotesi accusatorie iniziali avanzate all'indomani della denuncia formulata dalla ragazza, che difesa dall'avvocato Jacopo Meini aveva raccontato agli inquirenti di essere stata violentata dal calciatore professionista del Genoa Manolo Portanova, dallo zio dell'atleta Alessio Langella e dal loro amico Alessandro Cappiello. Secondo quanto ricostruito dall'inchiesta, la giovane da tempo si sentiva con Portanova e si era accordata per incontrarlo in un appartamento dove era in corso una festa; al momento di appartarsi in una stanza con il giocatore sarebbero sopraggiunti gli altri tre, e tutti a luci spente avrebbero abusato della ragazza filmando con i telefonini. Una versione dei fatti che contrasta con quella offerta dai protagonisti della vicenda, che hanno sempre affermato come ci fosse stata assoluta consensualità nel rapporto. Il pubblico ministero però – che a fine luglio aveva disposto una perizia medico legale sulla giovane effettuata a Firenze - ha di fatto validato la tesi del gip, che nel disporre gli arresti domiciliari per i tre maggiorenni, aveva parlato di un accordo pregresso per consumare la violenza, una sorta di "agguato". La fase preliminare degli accertamenti non è comunque conclusa, perché adesso ci sono 20 giorni a disposizione per le difese degli indagati per produrre altro materiale, richiedere interrogatori o istruire attività difensive. Quando il quadro sarà definitivamente chiuso, il magistrato farà le sue istanze al gip, chiedendo il rinvio a giudizio o l'archiviazione. Si apre dunque una fase interlocutoria e di confronto tra le parti, che non si esclude possa produrre anche dei ribaltoni.

 

 

“Non siamo sorpresi di queste determinazioni, dal momento che sono state messe in atto anche delle misure cautelari – spiega l'avvocato di Portanova, Gabriele Bordoni, il quale ha sempre reputato i fatti come un grande equivoco – il pubblico ministero ha correttamente chiuso le indagini sulla base di quanto finora raccolto. In ogni caso la partita non è chiusa, si chiuderà eventualmente in Cassazione. Ho già richiesto un interrogatorio per il mio cliente e messo a disposizione documentazione di tipo peritale e scientifico, siamo confidenti che con questi ulteriori elementi la Procura possa giungere ad altre conclusioni”. “Attendiamo di poter analizzare tutti gli atti, compresi quelli relativi a delle consulenze volute dal pm – aggiunge Danilo Lombardi, avvocato di Cappiello – dopodiché valuteremo il da farsi”. “Non abbiamo ancora deciso niente – dichiara infine l'avvocato Alessandro Betti, difensore di Langella – stiamo studiando le carte, il fascicolo è particolarmente corposo”.