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Siena, Mps-Unicredit: il Tesoro cerca altri partner per le filiali. Nodo marchio e esuberi

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I fronti sono almeno quattro. E la stretta auspicata sulla trattativa tra Mef e Unicredit, il cui epilogo sembrava poter essere più vicino una volta “scavallate” le elezioni suppletive e amministrative, non ci sarà. Ci sono ancora da sciogliere il nodo marchio, che potrebbe essere mantenuto dal Tesoro e restare in Mcc. Quello degli sportelli, per i quali il Tesoro starebbe coinvolgendo (pur controvoglia) anche altri gruppi bancari, oltre Mcc e Bper. E quello degli esuberi, sui cui numeri le parti starebbero invece provando a convergere. Le ultime indiscrezioni sulla cessione di Banca Monte dei Paschi di Siena riguardano dunque più fronti. In base a quanto pubblicato da MF-Milano Finanza, un accordo potrebbe essere annunciato all’inizio di novembre, a poca distanza dall’approvazione dei risultati trimestrali di Unicredit.

 

 

Il tema più delicato rimasto sul tavolo per Unicredit e il Mef - come risulta sempre a MF-Milano Finanza - sarebbe dunque la gestione del personale ma la soluzione non dovrebbe essere lontana. La cifra su cui le parti stanno provando a convergere, spiegano due fonti qualificate a MF-Milano Finanza, è quella di circa 6.000-7.000 uscite, da realizzare comunque in forma volontaria e senza licenziamenti. La cifra includerebbe il piano esuberi annunciato all’inizio di quest’anno dal Monte (con 2.700 uscite preventivate su un arco quinquennale di cui circa mille quest’anno) ma mai sinora implementato. Si starebbe inoltre tenendo conto del livello medio di produttività dei dipendenti della banca che, in base ai dati analizzati nel corso dell’estate, risulterebbe più basso rispetto alla media degli istituti italiani e rischierebbe quindi di zavorrare la nuova combined entity risultante dalla fusione.

 

 

Per quanto riguarda invece la rete commerciale - sempre come risulta a MF-Milano Finanza - Unicredit sarebbe orientata a farsi carico di ampia parte del network senese, anche per il limitato numero di sovrapposizione con i propri sportelli. Dal perimetro dell’operazione dovrebbero pertanto uscire meno di 200 filiali che passerebbero quasi integralmente al Mediocredito Centrale, la controllata di Invitalia che lo scorso anno ha salvato la Popolare di Bari. Ma il Tesoro starebbe anche tentando di tirare dentro altri istituti bancari. Sul fronte dei crediti deteriorati e ad alto rischio resta confermato l’impegno di Amco che potrebbe rilevare un pacchetto dal valore nominale vicino agli otto miliardi. Il marchio del Monte dei Paschi di Siena invece potrebbe restare in mano pubblica e poi essere mantenuto in Mediocredito Centrale.