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Palio di Siena 2022, la lettera degli 'anziani' al sindaco De Mossi: "Modifiche covid non siano regola"

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Le firme sono di un gruppo di diciassette ex barbareschi, uno per ciascuna consorella. Sono quelle che appaiono in calce alla lettera inviata al sindaco Luigi De Mossi, per manifestare timori sulle prossime edizioni del Palio, che - causa limitazioni antipandemia - rischiano di snaturare la manifestazione. “Siamo un gruppo di diciassette ex barbareschi ed orgogliosamente ci autodefiniamo ‘anziani’ nel senso migliore del termine, nel nostro caso sinonimo di esperienza contradaiola, di fedeltà alla tradizione paliesca e di attaccamento alla grande festa senese. Nelle nostre chiacchierate tra ‘ex colleghi’, in questo lungo e triste periodo di forzata assenza del tufo sull'anello di Piazza del Campo, non possiamo nasconderle che ci ha colto sempre di più la fortissima preoccupazione che il palio, a motivo della ben nota pandemia di covid, rischi di subire a breve tali e tanti stravolgimenti da farlo risultare alla fine irreversibilmente snaturato. Infatti certe paventate ‘limitazioni’ di cui si è sentito parlare affinché le istituzioni preposte possano acconsentire al ritorno dei cavalli nel Campo, lasciano alquanto perplessi. E' noto infatti che il Palio di Siena non è un ‘paliotto’ qualsiasi, né tantomeno una delle innumerevoli rievocazioni storico-folkloristiche allestite nel nostro paese a beneficio di turisti, bensì una “festa di popolo”.

 

 

"Ecco allora - si legge nella missiva a De Mossi - che contingentare la partecipazione dei contradaioli e delle persone in genere nei giorni del palio e nei suoi momenti topici non lo renderebbe più tale. Il Palio, si sa, non è fatto solo di rumori, di colori e di suoni ma è fatto anche di incontenibili abbracci nel momento del trionfo, di lacrime versate stretti assieme per una sconfitta dei propri colori, di libero sfogo al giubilo più sfrenato, di bambini che gomito a gomito danno la stura alla loro senesità agitando dal palco il proprio fazzoletto... Siamo dunque del parere che non ci si debba arrendere all'ineluttabilità del “niente sarà più come prima" ed auspichiamo che, appena possibile, si possa tornare a correre il palio esattamente così come lo conosciamo da generazioni. Detto con altre parole, in noi esiste il timore che, com'è avvenuto nei precedenti casi di modifiche del Palio (peraltro finora condivisibili), queste divengano poi la regola. Certi, Signor Sindaco, che in Lei troveremo sempre il primo difensore del Palio, La ringraziamo per l'attenzione e La salutiamo cordialmente”.

 

 


A sostenere la richiesta, dunque, le firme di Ameraldo Bianciardi detto "Ame" (Aquila), Claudio Pallanti detto “Lubiam”, Andrea Calamassi detto “Calamarro", Carlo Bonacci (Civetta), Stefano Talucci detto “Tast” (Drago), Alessandro Neri detto “Zanna”, Giancarlo Rosati detto “Sciacquone” (Istrice), Luciano Chiti detto “Yanez” (Leocorno), Mario Fracassi detto “Panezio” (Lupa), Giancarlo Cambi detto “Baldassolo” (Nicchio), Enrico Brandani detto “Bobo” (Oca), Valerio Gentilini detto “Pisciotta” (Onda), Giancarlo Berni detto “Folco” (Pantera), Alessandro Mori detto “Diavolino” (Selva), Antonio Casini detto “Stoppa” (Tartuca), Mario Savelli detto “Sfera" (Torre) e Aldo Nerozzi detto “Baldo" (Valdimontone).