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Processo sul crac dell'Ac Siena: sette assoluzioni, tre anni a Mezzaroma

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Si è concluso ieri in tada serata il processo sul crac dell'Ac Siena, il sodalizio bianconero fallito nel 2014 a seguito della mancata iscrizione al campionato di serie B 2014-2015, dopo una lunghissima istruttoria dibattimentale che ha sviscerato numerosi temi arrivando di fatto a ricostruire una parte di storia della città. Il collegio del Tribunale di Siena presieduto dal giudice Ottavio Mosti ha emesso, dopo oltre 5 ore di camera di consiglio, gli attesi verdetti: degli otto imputati, l'unico a essere stato condannato, alla pena di tre anni di reclusione, è stato l'ex presidente bianconero Massimo Mezzaroma, per omesso versamento dell'iva dell'anno di imposta 2012 e per bancarotta fraudolenta limitatamente alla distrazione di 1,2 milioni di euro in favore di Progetto Siena Spa, legato alla vendita dei biglietti dello stadio. L'unica operazione, secondo il tribunale, che avrebbe contribuito al fallimento della società.

 


Mezzaroma è stato interdetto dai pubblici uffici per cinque anni, inabilitato all'esercizio di una impresa commerciale ed incapace ad esercitare uffici direttivi presso qualsiasi impresa per due anni. Nei confronti dell'ex presidente – per cui la richiesta di pena della Procura, nelle persone dei pm Siro De Flammineis e Niccolò Ludovici, era di 5 anni - è stata inoltre disposta la confisca della somma di denaro pari al profitto del reato, consistente in 4milioni e 352mila euro (se ciò non risulti possibile, la confisca per equivalente dei beni immobili, mobili e dei valori mobiliari oggetto di sequestro preventivo). Il risarcimento alla curatela fallimentare sarà liquidato in sede civile. Mezzaroma è stato altresì assolto dall'accusa di proventi straordinari ed alla compensazione di partite contabili, per quanto riguarda le somme spese mediante utilizzo delle carte di credito della società, e l'iscrizione di ricavi nel libro giornale.

 


Assolti invece con formula piena gli altri sette imputati, ovvero Mario Lattari, Valentina Mezzaroma, sorella di Massimo, il commercialista Pier Paolo Sganga, gli ex membri del cda Giuseppe Bernardini e Alberto Parri (in relazione alla contabilizzazione del “paracadute), l'avvocato Alessandra Amato e l'architetto Christian Pallanch. A loro si contestava la bancarotta preferenziale. Le motivazioni saranno rese note entro 90 giorni. 
Mezzaroma è stato condannato per omesso versamento iva e per la distrazione in favore di Progetto Siena, quei soldi non recuperati da Progetto Siena per i biglietti – ha commentato uno dei legali dell'ex presidente bianconero, l'avvocato Floria Carucci del foro di Roma – assolto invece per tutto il resto. Siamo in parte soddisfatti, volevamo affermare l'innocenza per tutte le contestazioni ma ci lavoreremo in Appello”.  Grande compiacimento da parte dei difensori degli altri sette imputati assolti: “Il Siena – ha affermato l'avvocato Daniele Bielli, per Amato – è stato inopinatamente distrutto, poteva tutt'ora essere nel pieno delle sue attività. Accuse infondate fin dall'inizio, l'assoluzione è un riconoscimento ma lascia l'amaro in bocca”. Esulta l'architetto Pallanch: “Voglio ringraziare il mio avvocato per il sostegno, ci siamo fatti il mazzo per vivere e lavorare a Siena, e invece siamo finiti a processo, è stata dura”. Assoluzione anche per Mario Lattari: “Fin dalle indagini abbiamo cercato di chiarire la sua posizione estranea ai fatti – ha aggiunto il legale Alberto Tucci - non ha mai fatto parte del Siena. È stata fatta giustizia dopo ben 8 anni di processo”. “La bancarotta c'è – evidenzia Antonio Voce, avvocato della curatela fallimentare del Siena – il tribunale è andato dove c'è stata certezza di prova, ma i fatti sono accertati ma non è stato provato il dolo”.