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Mps, un sì compatto della città: ora il sindaco ha il mandato per trattare con il Governo

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Siena questa volta ha parlato con una voce sola. Non è stato semplice mettere d’accordo i consiglieri comunali sulla mozione sulla vicenda Mps, ma dopo tre ore di “lotta” gli schieramenti hanno trovato la quadra. Un accordo non scontato: mancava la firma della Lega, che aveva spostato il traguardo, presentando un emendamento che faceva riferimento alla transazione tra Banca e Fondazione Mps, alla gestione passata e a una soluzione per salvaguardare l’unità dell’istituto. Qualcosa di non digeribile per buona parte dell’opposizione, che non ha mancato di ribadire, a porte chiuse ma non a bassa voce, l’impossibilità ad accettare supinamente. Necessario interrompere i lavori e quando dopo quasi un’ora i capigruppo escono da una saletta laterale, il sindaco Luigi De Mossi può finalmente esultare.

 

 

Con un colpo di spugna sono state tolte alcune parti dell’emendamento, lasciando come parte integrante della mozione, la frase “tenga ferme le diffuse responsabilità del recente passato”. Una variazione minima, ma che alla luce di ciò che sta accadendo, fa la differenza. Dopo la spaccatura della precedente assemblea monotematica, almeno l’immagine dei delegati della comunità stavolta non ne esce sporcata. Resta da capire quale influenza avrà questa iniziativa sulle sorti di Mps: ogni giorno che passa, si assottiglia la possibilità di evadere dalla strada che porta a Unicredit. “Il paradosso è che il rialzo lo fa l’acquirente e non il venditore”, ha evidenziato De Mossi, mentre il cardinale Augusto Paolo Lojudice, presente al Santa Maria della Scala, ha aggiunto: “Una qualche soluzione va trovata, una banca non è pensabile che resti nel confine di una provincia. Spero che si arrivi a una soluzione ragionevole che non metta a repentaglio migliaia di posti di lavoro”.

 

 

Il prelato era uno dei pochi presenti al di là dei consiglieri stessi. C’erano i delegati regionali Anna Paris, Elena Rosignoli e Marco Landi, che si è soffermato sul futuro della banca: “Di strade alternative ce ne sono: sapere, martedì prossimo, che tutto è stato deciso sarebbe un’offesa a Siena e alla Toscana. Il quadro è a tinte così fosche per gli errori commessi in passato. Non aggiungiamone altri”. C’era anche la deputata Susanna Cenni, unica esponente nazionale: “Il futuro del Monte non può essere determinato senza che si dia il giusto peso al rapporto tra la banca e questo territorio”. Chissà se a Roma qualcuno ha preso nota.