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Mps, 200 dipendenti in piazza per lo sciopero: "La banca ha aiutato altre cause in passato, ora va salvata"

Aldo Tani
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Tra i vessilli c'erano anche loro. In pochi per la verità. Inghiottiti dalle maglie dei sindacati: attori protagonisti dello sciopero generale su Mps. Così l'attenzione si è spostata dai dipendenti della banca al palco in piazza Salimbeni. Alcuni ci sono pure saliti, prendendo posto davanti al microfono. Però parlare con addosso una pettorina sindacale, fa tutto un altro effetto. Sicuramente diverso da quello impresso nella memoria cittadina della manifestazione del 2012. Allora, con Montepaschi sull'orlo del fallimento, sfilarono in 9 mila per le vie del centro storico. Venerdì 24 settembre, nonostante alla vigilia una lettera avesse annunciato la voglia di rivalsa dei lavoratori, i presenti toccavano appena le 200 unità. Impossibile fare di più secondo i sindacati: "Le normative anti-covid ci impedivano di radunare più di 150 persone".

 

 

Per avere dati oggettivi sull'adesione a livello nazionale, sarà necessario attendere lunedì 27 settembre. Sarà la riprova della riuscita o meno dell'iniziativa, sebbene la Fisac Cgil abbia già cantato vittoria: "Non disponiamo ancora di dati ufficiali, ma dai riscontri che abbiamo dai nostri rappresentanti in tutta Italia, abbiamo la certezza che ci sia stata una forte adesione allo sciopero in tutto il Paese". Non sarà possibile invece avere il riscontro su quello che sarebbe successo con Siena centro nevralgico dell'operazione. Le sigle dei bancari, per l'incombere delle elezioni, avevano deciso di tenersi lontano dalla città, non volendo offrire alla politica un gancio per la campagna delle suppletive. Facile a dirsi, difficile a farsi, tanto che Tommaso Marrocchesi Marzi, candidato del centrodestra, non ha voluto mancare all'appuntamento, trovando anche il modo di attaccare Letta: "Lui va a La7 (giovedì era ospite di Otto e mezzo, ndr), io sono qui in piazza Salimbeni". L'ex premier, impegnato a Bologna in un'iniziativa della Cgil, ha comunque voluto dire la sua: "In Italia le crisi ci sono, non è vero che va tutto bene. Oggi abbiamo due gruppi di lavoratori in sciopero: Alitalia è in un fase drammatica che necessita di una soluzione e Mps: parliamo non solo di 21mila persone ma anche dell'indotto e famiglie che lavorano intorno, chiedo al Governo che convochi i sindacati e ci sia una discussione". La politica sindacale ha quindi prodotto una frammentazione, con l'asse centrale posizionato lontano dalla Toscana: dove, per onore della cronaca, Mps è la prima azienda del territorio. Perciò avanti con Bari, Milano e Roma: luoghi con motivazioni e ruoli differenti. Sicuramente non con un attaccamento affettivo, quasi familiare, a Montepaschi.

 

 

Aspetto che i dipendenti, presenti davanti alla statua di Sallustio Bandini, hanno voluto rimarcare: "Siamo qui per il lavoro, ma soprattutto per la storia, perché Mps, che in passato ha aiutato altre cause, va salvata". Uno dei tanti appelli di giornata, prodotti sia dalla politica che dai sindacati. Al Governo e al premier Draghi, invitato da Emanuela Anichini, segretario provinciale Cisl, a "riflettere seriamente su questa operazione con Unicredit che sarebbe una catastrofe per il nostro territorio, bancari e non, giovani e anziani". Tra le bandiere di Cgil, Cisl e Uil, c'era anche una fascia tricolore. Quella da sindaco di Luigi De Mossi: "E' necessario far capire a chi di dovere, il Governo, che la città non ha abbandonato la volontà di lottare per dipendenti del Monte, per l'indotto, per la tradizione e il marchio". Quindi, lotta sia. Magari in strada la prossima volta.