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Prestigiosa ricerca rivela: "Il Covid sotto stress si adatta ai vaccini"

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La battaglia contro il Covid è in continua evoluzione, e guai ad abbassare la guardia sentendosi appagati per un traguardo raggiunto, per importante che sia. E’ questo il senso di uno studio del Mad Lab, fiore all’occhiello della Fondazione Toscana life sciences (Tls), pubblicato sulla prestigiosa rivista americana Proceedings of the National academy of sciences (Pnas), organo ufficiale della United States national academy of sciences. L’argomento verte sulla possibilità che ha il virus di mutare per sfuggire a un plasma con altissima capacità di neutralizzazione, ed è stato sviluppato con la collaborazione, tra gli altri, di Vismederi e dell’Università di Siena. L’attività di ricerca, attraverso test in vitro, ha monitorato le reazioni del Coronavirus sotto stress, ovvero mettendolo a contatto con il plasma particolarmente potente di un paziente guarito. La risposta è stata sorprendente, come spiega uno dei coautori del progetto, il ricercatore Emanuele Andreano, sul sito di Tls.

 


“Volevamo riprodurre - spiega - quello che succede naturalmente ogni giorno in milioni di persone infette da Sars-Cov-2, per anticipare possibili meccanismi evoluzionistici di evasione della risposta immunitaria del virus. In definitiva, abbiamo anticipato di poco quello che poi è accaduto in natura, con il manifestarsi delle prime varianti a livello mondiale. Nel novembre del 2020 abbiamo collezionato i dati di laboratorio ottenuti da una lunga attività di convivenza tra il virus e un plasma con alta capacità di neutralizzazione, per studiarne sia il comportamento immediato che l’evoluzione nel tempo. Secondo la comunità scientifica, il Coronavirus difficilmente si sarebbe potuto adattare per evadere la risposta anticorpale di un plasma con un simile potere neutralizzante, ma il nostro lavoro ha invece ha dimostrato esattamente l’opposto. Questo virus, che ha uno dei genomi più grandi tra tutti quelli a Rna e possiede un enzima particolare che gli permette di evitare la produzione di grandi mutazioni, ci ha sorpreso dimostrando grande adattabilità e capacità di sviluppare adattamenti che gli permettono di evadere la risposta anticorpale. Abbiamo preso il plasma di un soggetto con malattia severa che presentava il titolo di neutralizzazione più alto e lo abbiamo messo in co-incubazione con il virus vivo per molti giorni, fino a quando non abbiamo visto che, con questo contatto, il titolo di neutralizzazione del plasma continuava a diminuire sempre di più. Successivamente, il siero ha smesso di rispondere alla presenza del virus che, come successo anche in natura, si era ormai adattato ed era così in grado di evadere la risposta policlonale”.

 


Un risultato che stravolge la letteratura in materia, e per questo quanto mai utile. “Il valore è duplice - sottolinea Andreano. - Per prima cosa, permette di capire come si adatta il virus e quale porzione può mutare per evadere la risposta immunitaria. Questo, però, ci mette in condizione di sviluppare, o riadattare di conseguenza, terapie e vaccini che vadano ad agire su porzioni specifiche diverse da quelle che hanno subìto un adattamento. In questo modo, possiamo calibrare le armi, ovvero vaccini e cure, per continuare a combattere la pandemia”. La portata della ricerca va anche oltre: “Lo stesso test in vitro è stato effettuato anche su anticorpi monoclonali, per capire cosa succede quando vengono usati in terapia nei soggetti infetti. Ad esempio, adesso sappiamo che J08, quello selezionato da Tls come terapia anticovid che ora si trova in fase di sperimentazione clinica, è estremamente resistente alle varianti: nessuna delle maggiori in circolazione riesce a impattarlo, e in natura solo una tra i due milioni di sequenze depositate nel database ufficiale di riferimento potrebbe sfuggirgli. Inoltre, ci sono alcune caratteristiche rilevanti che lo rendono unico: un’emivita estesa, che permetterà all’anticorpo di funzionare per diversi mesi dopo la somministrazione, e il silenziamento delle funzioni del frammento cristallizzabile, per evitare possibili complicazioni in seguito all’infezione”.