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Siena, Renzi: “Mps, responsabilità hanno nome e cognome. Alle suppletive votiamo Letta”

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Controcorrente. Matteo Renzi, anche per scelte impopolari o sbagliate alla resa dei conti, lo è per natura. Incapace di seguire una linea fino in fondo, trovando sempre un motivo per cambiare strada o dare una variazione sul tema. Lo ha spiegato bene nel libro, intitolato appunto con la parola che lo caratterizza, e lo mette in pratica nell’attività politica quotidiana, finendo spesso con i riflettori puntati. Impossibile quindi per il senatore di Italia viva passare inosservato a Siena, dove imperversa la campagna per le elezioni suppletive e dove invece l’ex premier è arrivato per presentare la sua opera letteraria. Probabilmente la prima e unica volta da qui al voto del 3 e 4 ottobre, anche se il messaggio è limpido: “Noi tramite Stefano Scaramelli abbiamo espresso con grande chiarezza il nostro sostegno a Letta. Questo non ci impedisce di avere opinioni diverse in altri luoghi (Grosseto, Chiusi e Sesto Fiorentino, dove Iv e Pd andranno divisi, ndr), ma alle elezioni suppletive votiamo Letta”. 

 


A tanti anni di distanza lo slogan “Enrico stai sereno” appartiene ormai al passato e Renzi per il suo “avversario” di allora, adesso ha solo parole di elogio: “Penso che sia interesse dei senesi essere rappresentati da Letta. Per lui però la vera sfida inizia dopo. Lì si vedrà se avrà la spinta riformista che lo ha sempre contraddistinto o inseguirà il Cinque stelle, che sono stati una sciagura”. Per uno che ha mai faticato ad avere antagonisti, l’oggi appartiene ai vari Salvini, Meloni, Landini, “da un sindacalista ci si aspetta che difenda il lavoro”, parlando in tema di green pass, e soprattutto Conte. “L’ex premier e Casalino sono andati a casa, perché incapaci”, ha affermato il senatore, prima di ricordare ai presenti – la capacità di smuovere le persone è inversamente proporzionale ai sondaggi sul suo partito – i meriti di Italia viva: “Per due volte abbiamo salvato il Paese. Prima quando nel 2019 abbiamo impedito a Salvini, con il benestare di una parte del Pd, di andare al voto. Poi quando abbiamo mandato a casa Conte per lasciare spazio a Draghi”.  

 


Secondo Renzi, uomo centrale per le sorti dell’Italia e anche per quelle di Banca Mps: “Io mi fido di Draghi”. Il preludio ha un affondo dei suoi: “Se Siena, città bellissima, è nella situazione in cui si trova con il Mps, le responsabilità hanno un nome e cognome: Massimo D’Alema. Il Monte ha una storia straordinaria per mille motivi, la più antica banca del mondo che ha resistito alla peste, ma non al dalemismo di ritorno”. Parole che forse, saranno state musica per Tommaso Marrocchesi Marzi. Il candidato del centrodestra è voluto essere presente all’appuntamento culturale, anche se i due non sono riusciti a incrociarsi. “Sono qui in forma privata. E’ un momento importante perché un politico di fama nazionale presenta il libro e mi sembra doveroso ascoltarlo”, ha tagliato corto l’imprenditore. Più che mai controcorrente.