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Cinghiali nella Riserva, danni per oltre 20.000 euro: "Ma nessun risarcimento agli agricoltori"

Filippo Tecce
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Oltre il danno, che secondo l'Unione provinciale agricoltori di Siena oscilla dai tredici ai ventimila euro annui per azienda, la beffa di mancati risarcimenti denunciata da Fratelli d’Italia attraverso una interrogazione regionale. Il problema riguarda la Riserva naturale Lucciola bella, nel comune di Pienza. “Le aziende agricole si vedono impossibilitate a salvaguardare le loro produzioni e continuano a vedere i danni non risarciti” dice il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Vittorio Fantozzi, vicepresidente della Commissione Sviluppo economico e rurale.

 

 

La questione si trascina da tempo. I danni degli ungulati imperversano. Non è, dunque, un fenomeno che si caratterizza in un particolare periodo dell'anno. Ma è costante, come le sono le problematiche per chi ha un'azienda in questo pezzettino di provincia. “E’ da tempo che manca una gestione oculata, le riserve sono diventate dei territori franchi per gli ungulati: cinghiali, caprioli, daini”, spiega Gianluca Cavicchioli, direttore l'Unione provinciale agricoltori di Siena. Diverse sono le criticità. “Le aziende scontato anzitutto che i danni non vengono risarciti, siamo fermi al 2015” fa presente Cavicchioli. “Perché la Regione non ha ancora risarcito i danni provocati dalla fauna selvatica nelle riserve naturali?” si domanda Fantozzi, che definisce “fuori controllo” la situazione degli ungulati. C'è anche un altro aspetto. “Le aziende - riprende Cavicchioli - non possono difendersi perché di fatto tutto è demandato alla Regione ma sono anni che non viene fatto nulla”.

 

 

Le Riserve sono zone particolari in cui non è consentita, tra l'altro, l'attività venatoria. “Né mi posso difendere né vengo risarcito” dice Cavicchioli. “Le aziende che ricadono in questi siti subiscono una forte limitazione della libertà d'impresa, un significativo incremento dei costi di produzione e l'impossibilità a poter raccogliere i frutti del proprio lavoro – fa presente Fantozzi -. Di fatto, la densità degli ungulati ha raggiunto valori altissimi (inferiori solo all'Austria) e tale presenza sta minacciando sia il sistema della biodiversità che delle attività produttive”. Per l'Unione agricoltori le aziende sono eccessivamente penalizzate. “I danni economici non li paga la Regione ma le aziende li subiscono, senza neanche poter difendere le proprie produzioni. E non abbiamo neppure vantaggi sulla biodiversità” osserva Cavicchioli. “I rarissimi provvedimenti di contenimento, messi in campo dalla Regione, spesso sono inapplicabili ed altre volte non hanno alcuna efficacia” attacca Fantozzi. Come risolvere il problema? “La normativa - risponde Fantozzi - prevederebbe la salvaguardia delle produzioni, la possibilità d’incentivi e opportunità di sviluppo, ma le aziende agricole, assediate dagli ungulati, non hanno avuto fino ad oggi ristoro dei danni”.