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Banca Mps di Siena, sindacati pronti allo sciopero: "Assenza di dialogo nella trattativa con Unicredit"

Gennaro Groppa
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Banca Mps di Siena, la trattativa UniCredit-Mef prosegue, con la banca milanese che vorrebbe arrivare ai primi risultati del lavoro di due diligence già alla fine di agosto. In data room sono al lavoro mille persone, dagli iniziali trenta manager che si occupavano della questione nel gruppo del ceo Andrea Orcel.
Tanti restano i nodi da sciogliere, dal numero di esuberi e come saranno gestiti al numero di filiali e al perimetro di azione che avrà UniCredit in questa operazione. E ancora: quale sarà il futuro del marchio, cosa ne sarà dell’attuale direzione generale di Rocca Salimbeni, quale sarà il ruolo della Fondazione Mps negli anni a venire. I sindacati sono in agitazione e annunciano uno sciopero. Chiedono di essere coinvolti nella trattativa in corso e vogliono avere rassicurazioni per i lavoratori.

 

“Vogliamo essere convocati dal Mef – dichiara Federico Di Marcello, segretario generale della Fisac Cgil di Siena. – Chiediamo delle risposte a quelle che sono le nostre domande. Perché il ministro Daniele Franco ha dichiarato che l’uscita dello Stato da Mps non è rimandabile rispetto alla data del 31 dicembre? E perché si dice che UniCredit è l’unica opzione e altre possibilità non sono sul tavolo?”. 
Di Marcello, qual è il suo pensiero relativamente alla trattativa in corso?
“Le cose che so le leggo dai giornali, e francamente siamo un po’ irritati da questa situazione. Siamo tenuti all’oscuro di tutto quanto sta avvenendo”. 

 


Si parla di migliaia di esuberi, forse saranno 6 mila persone...
“Sono tantissime persone. Rimane da capire se si riferiranno unicamente a dipendenti Mps o anche a quelli UniCredit. Per Mps ci sono i numeri per arrivare a 6 mila esuberi? Per il momento il fondo esuberi copre 5 anni di pre-pensionamento. Ci sono così tante persone in Mps che possono accedervi? Ovviamente noi affermiamo che il fondo debba essere volontario, un lavoratore non deve essere obbligato ad accedervi o ad aderirvi”. 
L’ipotesi ‘spezzatino’ non è abbandonata, dato che a UniCredit sembrerebbero non interessare 150 filiali nel sud del Paese che potrebbero essere acquisite dal Medio Credito Centrale: cosa ne pensa?
“Intanto penso che la parola ‘spezzatino’ comincia a diventarmi insopportabile. Poi credo che un conto sia un intervento dell’antitrust ed un altro sia che lo Stato permetta a UniCredit di acquistare solo le filiali e le parti di Mps che vuole. Noi siamo preoccupati per tutte le filiali e per tutte le società del gruppo”. 

 


E il futuro del marchio?
“Ha un grosso valore commerciale e forse per UniCredit potrebbe essere conveniente utilizzarlo. Tuttavia se la banca milanese acquisterà potrà decidere cosa fare e come farlo”.
L’idea della banca interregionale del centro Italia, citata più volte dal presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la convince?
“No, non molto. Potrebbe avere dopo non tanto tempo gli stessi problemi che ha oggi Mps”. 

Intervista integrale sul Corriere di Siena del 25 agosto