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Mps, Marrocchesi Marzi: "Valorizzare il marchio senza la banca è una presa in giro"

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La vicenda Mps, ormai, fa parte integrante del dibattito nazionale ed è sempre stata, fin dall’apertura della campagna elettorale, un pilastro dei programmi dei candidati alle elezioni suppletive di inizio ottobre. Non fa eccezione Tommaso Marrocchesi Marzi, il nome su cui punta il centrodestra, che nel recente passato ha anche tenuto un incontro/conferenza in piazza Salimbeni e adesso torna sull’argomento. “Sebbene sia inutile ripetere lo scandalo della ricapitalizzazione di Mps a spese dei contribuenti - sottolinea l’imprenditore - perché è certo che Unicredit non la voglia pagare, o ragionare su piani fantasiosi (emersi a livello Pd toscano) relative a una mini banca regionale di proprietà pubblica perché non percorribile per le regole europee e poi non gradita al Tesoro, è doveroso evidenziare che su tutti questi temi il Pd non ha le idee chiare, anzi versa in grave stato confusionale". 

 

 

"Vorrei ricordare ai senesi che la valorizzazione del marchio storico di Mps, simbolo della nostra storia, non può passare né dalla fusione con Unicredit, che al massimo lo metterebbe per qualche anno su qualche filiale prima di sopprimerlo, né tantomeno attraverso la Fondazione Mps a cui dare la gestione di un patrimonio culturale ed artistico che comunque resterebbe di proprietà di Unicredit". 

 

 

"Mps vuol dire sei secoli di storia del credito, sicuramente legati anche alla cultura e al territorio, ma valorizzare il marchio tramite una fondazione culturale sarebbe una beffa. La banca svenduta in cambio di opere d’arte che comunque erano già nostre ed aggiungendo un contentino riguardo al polo delle scienze della vita. Tutti sanno che il disastro di oggi è anche conseguenza della gestione di un solo partito, quello democratico di Enrico Letta, e dei suoi amministratori. I senesi non si faranno prendere ancora in giro”.