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Mps di Siena, Unicredit accelera: prime considerazioni entro fine agosto

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La Banca Mps, nello scorso fine settimana, ha smentito seccamente le voci, pubblicate da Bloomberg, relative ad un incremento dell’aumento di capitale fino a 3 miliardi di euro. Basta con le indiscrezioni senza riscontro, insomma: l’istituto senese certamente ripatrimonializzato, come confermato anche nell’assemblea del gruppo che ha approvato i dati relativi alla prima semestrale del 2021 (chiusa in attivo per 202 milioni di euro, miglior risultato degli ultimi cinque anni) quasi sicuramente con una cifra di 2,5 miliardi di euro. Nel frattempo Unicredit starebbe accelerando il lavoro di studio di quella che è la situazione di Rocca Salimbeni. Tanto da poter arrivare a delle prime conclusioni della due diligence relative al “perimetro di azione” già alla fine di agosto, e non al 7 settembre come ipotizzato in un primo momento. Anche se il tempo complessivo dell’operazione potrebbe essere prolungato per poter avere qualche giorno in più per studiare e per decidere il da farsi. In data room dagli iniziali trenta manager sono adesso al lavoro in mille, con l’intento di analizzare conti, personale, qualità dei crediti del Monte dei Paschi.

 

 

Rimangono ovviamente molti nodi nella questione. Intanto quello che sarà, per l’appunto, il “perimetro di azione”. UniCredit sarebbe interessata all’80-90% della banca senese. Rimarrebbero fuori dal discorso le filiali che si trovano nel sud del Paese. Le indiscrezioni al riguardo, mai smentite, dicono che potrebbero finire al Medio Credito Centrale: parliamo di circa 150 sportelli. Un altro nodo sono gli esuberi. Degli attuali 21 mila dipendenti si continua a parlare di una quota di personale tra le 5 mila e le 7 mila unità che lascerebbero Rocca Salimbeni. Quasi un terzo, quindi, degli attuali dipendenti del gruppo. Non ci saranno licenziamenti ma le uscite verranno effettuate con il fondo esuberi, che sarà gestito dallo Stato e che consentirà di far percepire fino a 7 anni di stipendi, con mensilità all’80%, a chi lascerà l’istituto bancario prima dei normali tempi del pensionamento. E poi c’è il marchio, un punto certamente molto rilevante in questa vicenda. Da più parti si chiede di salvare quello che è un nome storico dell’universo economico e bancario italiano ed internazionale. Lo chiedono, tra gli altri, il governatore della Regione Toscana Eugenio Giani ed i candidati alle elezioni suppletive per il collegio Toscana 12 del prossimo ottobre.

 

 

Fibrillazioni sono state create dai rumours arrivati da Francoforte, secondo cui la Bce sarebbe contraria ad alcune opzioni pensate per Mps e soprattutto al mantenimento solitario del marchio. In pratica, se così fosse, il nome Mps dovrebbe (se la trattativa con il ministero andrà a buon fine, ovviamente) sempre essere associato a Unicredit. Si dovrebbe quindi sempre parlare di Unicredit-Mps. In Europa non piacerebbe, ad esempio, l’idea del segretario nazionale del Pd Enrico Letta di insediare a Siena le attività corporate di Unicredit sotto l’insegna Mps, spostando da Milano una parte del personale di Gae Aulenti. Rimane tuttavia da capire quale sarà il futuro dell’attuale direzione generale della Banca, attorno a cui ruotano 1.800 dipendenti: un’ipotesi vorrebbe che Unicredit trasferisse la sua direzione territoriale per il centro-sud del Paese, oppure che questa possa essere la sede di alcuni specifici rami di azienda al servizio dell’intero gruppo. Infine andrà studiato il futuro di quella che è la Fondazione, di origine bancaria. Nell’accordo da 150 milioni di euro da poco sottoscritto con la Banca per chiudere il contenzioso in atto è stato deciso che Palazzo Sansedoni avrà un ruolo anche in quello che è il patrimonio artistico di Rocca Salimbeni (circa 30 mila opere). Si prospetta un ruolo simile anche nei prossimi anni.