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Siena, caccia: in vista della riapertura calano cacciatori e selvaggina

Giovanna Belardi
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Selvaggina in calo così come le doppiette. Aumentano invece gli ungulati e i danni che si lasciano alle spalle, creando grossi problemi all’agricoltura. A un mese dalla riapertura dalla caccia per i seguaci di Diana la stagione come al solito si prospetta tra luci e ombre.

 

Anche quest’anno si registra una diminuzione delle doppiette, che per alcune associazioni sfiora il 20 per cento. “Per quanto ci riguarda da mille si è scesi a 800 - spiega Sergio Fratelli presidente provinciale di Libera Caccia -. Tanti i motivi: i giovani sono più lontani rispetto a una volta, gli anziani hanno deposto le armi e così i numeri dei cacciatori si assottigliano. Peccato perché con la loro presenza viene meno anche un elemento di attenzione del territorio. Poi ci sono i costi elevati, circa 530 euro l’anno solo per la licenza”. Ma Fratelli segnala che a diminuire non sono solo le doppiette ma anche un certo tipo di selvaggina: “Fagiani e lepri stanno scomparendo. Siena era un fiore all’occhiello fino a qualche anno fa per questo tipo di selvaggina che oggi purtroppo è sempre più rara. Mentre c’è l’invasione di cinghiali. Per quanto riguarda in particolare il fagiano, sta venendo meno il suo habitat. I cambiamenti climatici, le colture intensive in agricoltura, l’aumento di predatori progressivamente hanno fatto sì che il fagiano delle crete senesi pian piano stia sparendo. La lepre trova soluzioni per approvvigionarsi ma il fagiano, non trovando più nulla nei campi, è in grossa difficoltà”.

 


Sembra che i numerosi animali da allevamento che ogni anno vengono immessi in natura non riescano a supplire l’assenza di quello che fino a poco tempo fa era un elemento tipico della selvaggina locale: “I fagiani di allevamento vanno seguiti e non tutte le strutture sono attrezzate perché l’animale si ambienti. Sono nati in cattività, ci vorrebbero più fasi, un’attenzione e anche molto tempo da dedicare. Poi la qualità è diversa: il fagiano delle crete senesi, quello tipico non c’è più. E quando si va a caccia si capisce subito che la situazione è cambiata. Quest’anno l’Atc sta facendo un esperimento, di far schiudere le uova con una chioccia perché pur nascendo in cattività possano essere avviati meglio”. Infatti il rischio è che queste immissioni si rivelino alla fine esigue: “Ci è stato chiaramente spiegato che molto più della metà di questi fagiani lasciati in libertà muore. Per lo più perché finisce in bocca alle volpi, gli altri perché incapaci di sopravvivere dopo la cattività. La lepre ha una maggior resistenza e quindi riesce ad adattarsi ma purtroppo per i fagiani è davvero finita un’era e prima o poi bisognerà porsi il problema perché non ci sono più”.