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Banca Mps di Siena, Bce contraria al mantenere il marchio

Gennaro Groppa
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Nella Banca centrale europea qualcuno sarebbe contrario al mantenimento e all’uso autonomo del marchio di Banca Mps di Siena. Questo dicono alcuni rumors internazionali relativi al futuro di Rocca Salimbeni dopo l’operazione in corso tra Unicredit e ministero del tesoro. Le indiscrezioni, che partono da Francoforte, sono state pubblicate dal Messaggero. Alla Bce non sarebbero favorevoli al mantenimento solitario del marchio Mps, che al massimo potrebbe restare soltanto accostato al nome Unicredit.

 

Questo, però, è un obiettivo indicato da più parti come elemento cruciale nella trattativa e nell’operazione in corso. Lo hanno ribadito in più circostanze anche i due maggiori sfidanti nella campagna elettorale per le elezioni suppletive di ottobre per il collegio Toscana 12 (che comprende parte delle province di Siena e di Arezzo), ovvero Enrico Letta da una parte e Tommaso Marrocchesi Marzi dall’altra. Mantenere il marchio significherebbe salvaguardare storia e tradizione e, al tempo stesso, non sfalderebbe il legame con il territorio. Lo stesso pensiero è stato espresso più volte anche dal governatore della Regione Toscana, Eugenio Giani. Secondo il quotidiano romano, l’ex primo ministro e attuale segretario nazionale del Partito democratico Enrico Letta avrebbe proposto di insediare a Siena le attività corporate di Unicredit sotto l’insegna Mps, spostando da Milano una parte del personale. Una possibilità che, a quanto pare, non piacerebbe a Francoforte. Intanto la due diligence e lo studio dei numeri di Banca Mps prosegue. Andrea Orcel ha indicato nella prima settimana di settembre (ma probabilmente i tempi saranno prolungati) il momento nel quale si dovranno tirare delle prime conclusioni al riguardo. Anche per questo motivo il ceo di Unicredit avrebbe deciso di attivare uno sforzo imponente in questa attività, facendo entrare nella data room, dagli iniziali trenta manager, un numero che al momento si aggirerebbe sul migliaio di persone.

 

Mercoledì si è tenuto un vertice in videoconferenza tra l’istituto di credito milanese ed il ministero, per fare il punto del negoziato, con Unicredit che avrebbe richiesto informazioni aggiuntive sul personale e sulla qualità dei crediti di Mps. L’operazione, se si concretizzerà, sarà realizzata dopo un aumento di capitale che dovrà essere effettuato da Mps. La cifra necessaria cresce ancora: dall’ipotesi iniziale di 2 miliardi di euro si era da tempo passati a 2,5. Ora, secondo la Bce, servirebbero 3 miliardi di euro. Successivamente, dopo la conclusione della trattativa in corso, Unicredit (il cui “perimetro di interesse” sarebbe l’80% di Mps) potrebbe cedere a Mediocredito centrale 150 filiali nel sud del Paese con 750 dipendenti che si aggiungerebbero ai 700-1.000 del turnover fisiologico. Il totale di esuberi si aggirerebbe attorno alle 7 mila unità, da gestire con il fondo di garanzia di 7 anni.