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Mps, il nodo filiali vale a Siena cento sedi e tremila dipendenti

Antonella Lunetti
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Duecentonovantamila clienti tra famiglie e imprese, circa cento filiali tra Siena e provincia che contano in totale almeno tremila dipendenti. Il personale che opera nella direzione generale (nella città del Palio 1400 persone, che arrivano fino a quattromila considerando le sedi decentrate). Sono i numeri del Monte dei Paschi sul territorio in cui è nata e da cui è partita la banca. Quelli, ma ovviamente non gli unici, sui quali punta l’attenzione la comunità e il mondo sindacale. Nelle ore e nei giorni in cui si inseguono dettagli sull’operazione proposta da Unicredit per l’acquisizione di una parte sana della banca senese, la preoccupazione resta quindi alta sul fronte della gestione dei circa 5mila/7mila esuberi stimati dal piano dell’istituto milanese. Duemila e cinquecento, stando a quanto riferito in Parlamento dal ministro dell’Economia Daniele Franco, che si era attenuto invece agli esodi volontari previsti nel piano industriale 2021-2025 presentato nei mesi scorsi da Banca Mps. 

 


“C’è preoccupazione, ma soprattutto siamo vigili per quello che potrà accadere nel futuro e nella prosecuzione della trattativa tra il Tesoro e UniCredit. L’elemento positivo - ha detto Gabriele Voltolini, del coordinamento Fabi in Mps - è che dopo tanti anni c’è un fatto concreto, rappresentato dall’interesse di Unicredit per Mps. Valuteremo le prossime mosse e manterremo la massima attenzione. Vogliamo salvaguardare i posti di lavoro e tuteleremo le lavoratrici e i lavoratori che in questi anni, più di tutti, sono stati sotto attacco mentre erano in prima linea a fronteggiare le difficoltà”. Un punto fondamentale, quello del personale, che in tutto il Gruppo conta 21mila elementi. “Tutte le uscite di personale saranno concordate con il sindacato e verrebbero gestite, solo su base volontaria, con prepensionamenti attraverso il Fondo esuberi (Fondo di solidarietà, ndr), una importante conquista sindacale, uno strumento con il quale sono state affrontate tutte le crisi nel settore bancario, senza traumi per l’occupazione né impatto sociale. Sapevamo che prima o poi il Montepaschi sarebbe stato oggetto di trattativa per un acquisto o per una fusione. In città c’è preoccupazione perché Mps non è solo una banca, ma per i senesi è una istituzione: speriamo, e sono certo che sarà così, che l’operazione sarà la più indolore possibile”, afferma Voltolini.

 

 


Il Fondo esuberi utilizzato nel sistema bancario consente di prepensionare il personale degli istituti di credito con un anticipo fino a sette anni. “Con questo sistema - ha ricordato il segretario generale Fabi, Lando Maria Sileoni - abbiamo prepensionato, su base volontaria, 70 mila lavoratrici e lavoratori, appunto senza licenziamenti”. Il Fondo è finanziato dalle banche, che si fanno ciascuna carico dei propri esuberi fornendo le risorse necessarie al fondo stesso. “Nel caso di Mps - ha spiegato Sileoni - sarebbe lo Stato a fornire la dotazione che serve al fondo. Il costo dell’operazione per le casse dello Stato potrebbe superare 1,4 miliardi di euro, con tagli al personale che si attende possano arrivare a interessare un terzo della forza lavoro del Monte”. Il massimo di 7mila esuberi del piano Unicredit potrebbe infatti costare fino a 1,4 miliardi (costo stimato per ciascuno dipendente fino a complessivi 200mila euro), cifra che il Tesoro, azionista con il 64,2% di Mps, si sarebbe impegnato a versare nell’ambito dell’aumento di capitale oppure con un’altra operazione straordinaria.