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Siena, Federico Franchi: "Alle Scotte non ci sono ricoverati vaccinati con forme respiratorie gravi"

Carlo Pellegrino
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La speranza non è diventata realtà. L’area Covid all’ospedale Le Scotte di Siena non è stata chiusa e resterà aperta per tutta l’estate. Al professor Federico Franchi, medico anestesista e rianimatore, responsabile Covid Unit dell’Aou Senese, non resta che confermare la sua preoccupazione, già manifestata a inizio giugno. “Purtroppo l’area Covid è ancora aperta – afferma il professore associato dell’Università di Siena - abbiamo sei pazienti, dei quali due intubati. I numeri stanno aumentando dappertutto, anche in Toscana. Siena ormai viaggia tra i 40 e i 50 tamponi positivi al giorno, venivamo da una media tra i 20 i 30, che a metà luglio erano tra i dieci e i 20 e a inizio luglio era sotto i dieci, forse anche i cinque. Stavamo vivendo una fase con ricoveri che non rispecchiavano le classiche percentuali dei tamponi. Tra fine giugno e inizio luglio eravamo sui tre ricoveri a settimana con pochissimi nuovi positivi, oggi all’aumentare dei casi ancora non è conseguito un aumento delle ospedalizzazioni”.

 

 


Vi siete già fatti un’idea del motivo?
“Per ora è molto difficile da stabilire, è ancora troppo presto. La speranza è che nelle prossime settimane la percentuale dei ricoverati sui tamponi positivi sia minore di ciò a cui siamo abituati, perché l’auspicio è che tra loro ci siano persone vaccinate o più giovani. Però ripeto, è molto presto per dirlo ed è difficile capire cosa accadrà”.
Scontato chiedersi se chi arriva in ospedale è vaccinato.
“Abbiamo anche dei vaccinati. Ma devo dire che sono delle persone particolarmente fragili: andiamo dall’immunodepresso alla persona molto anziana. E comunque tra loro non ci sono pazienti che hanno sviluppato dei quadri respiratori critici del Covid. Magari sono entrati in ospedale più per altri problemi e avevano anche contratto il virus”.
Quindi anche sui pazienti in condizioni difficili il vaccino sembrerebbe funzionare?
“Non posso dire che funzioni, ma questi pazienti non hanno sviluppato situazioni respiratorie gravi. Con un numero così basso di ricoverati i dati che abbiamo non sono statistiche ma soprattutto speranze”.
A inizio giugno spiegò che avevate imparato a conoscere le varianti inglese e sudafricana, ma che preoccupavano le notizie sulla variante indiana che arrivavano dal Regno Unito. Adesso cosa si sente di dire?
“Anche su questo è troppo presto per esprimere un parere. Per quanto ci risulti che la variante delta sia già largamente dominante a Siena, ancora un’idea precisa di ciò che abbiamo di fronte non l’abbiamo. Perché tra i pochi pazienti, alcuni sono malati non respiratori”.
Terza dose. Avete qualche preoccupazione per voi, avendo a che fare oggi con un virus tanto aggressivo?
“Siamo in una fase in cui anche noi medici aspettiamo di capire e non possiamo avere la massima tranquillità, è evidente. Ma ricordiamoci da dove siamo partiti: un anno fa non avevamo neppure il vaccino”.
Possibile che quella di oggi sia una nuova normalità alla quale tutti devono abituarsi?
“Onestamente penso che se la situazione restasse quella attuale potremmo essere soddisfatti. Sarebbe un buon compromesso, auspicandoci che questo virus diventi endemico e controllabile non con i sacrifici che tutti noi abbiamo fatto”.

Anche perché pur nell’emergenza pandemica che prosegue le Scotte stanno portando avanti tutta una serie di progetti, come il taglio delle liste d’attesa.
“Anche per il lavoro che ci aspetta speriamo che il Covid ci lasci un po’ di respiro: l’ospedale sta facendo un grande sforzo per portare avanti tutte le attività. L’organizzazione prevede dei piani di attivazione progressiva in base ai pazienti che arriveranno e questo impiega tanto personale che oltre al proprio lavoro deve essere pronto in caso di aumento dei numeri a supportare anche il settore Covid. Non resta che auspicarci che la situazione si mantenga sotto controllo, per quanto l’aumento dei casi non lasci del tutto sereni e ci imponga di rimanere ben vigili”.

 

 


In caso di malaugurata quarta ondata, lo ha detto chiaramente il dg Barretta, la parola d’ordine sarà flessibilità.
“E’ il piano a cui mi riferivo. L’eventuale aumento dei pazienti Covid ci troverebbe pronti a rimodulare e far fronte alle necessità”.
Un nuovo spartiacque, ancor di più lottando contro la variante delta, sarà l’apertura delle scuole.
“Più persone si vaccinano meglio sarà. Non tanto per i bambini e i ragazzi, quanto per impedire al virus di circolare e infettare. Sappiamo bene cosa succede quando va a colpire persone più deboli”.
Capitolo green pass. Chi parla di libertà sembra dimenticare le tante libertà a cui da un anno e mezzo i medici hanno rinunciato per curare i malati. La sua idea?
“E’ difficile rispondere. Da un punto di vista medico ciò che posso dire è che farei vaccinare tutti. Tutti quelli che ovviamente sono in condizione di poterlo fare. Ci sono le libertà, certo, ma ci sono anche la salute, i sacrifici, l’impegno totale sul lavoro. Onestamente, da medico in prima linea, faccio fatica a darmi una spiegazione di questa polemica”.
Da primo vaccinato a Siena, sette mesi dopo, cosa si sente di dire agli indecisi, riduzionisti o negazionisti?
“Che tutte le persone che si sono vaccinate alle Scotte stanno bene. Se non ci fossero state le campagne di vaccinazione per certe malattie chissà cosa sarebbe successo, probabilmente non saremmo neanche qui. Oggi siamo di fronte a un nuovo bivio importante, perché da questo virus dobbiamo difenderci con tutte le armi che abbiamo”.
Altro argomento no-vax: non si fanno abbastanza terapie domiciliari e si preferiscono i ricoveri.
“Se ci fosse una terapia miracolosa che evita alle persone di finire in ospedale le assicuro che noi medici saremmo i primi a essere contenti. Purtroppo non c’è”.
Un anno e mezzo dopo l’inizio della battaglia, di fronte a un nuovo periodo così complicato, cosa la preoccupa di più e cosa invece le dà fiducia?
“E’ brutto vedere che come l’estate scorsa quando diminuisce l’attenzione si confonda il convivere con il virus che circola con il far finta o essersi dimenticati che esista. La fiducia, invece, è nella gente che continua a vaccinarsi e nel conseguente aumento degli immunizzati”.